Bergamo, 7 gennaio 2019 - Ancora vittime sulle montagne bergamasche e bresciane. A perdere la vita sono stati Ilario Tebaldi, 47 anni, di Berzo San Fermo (Bergamo), Michele Spada, un 43enne di Milano, entrambi precipitati e una romena di 78 anni (da anni residente a Costa Volpino) colpita da un malore lungo un sentiero per Ceratello, frazione di mezza montagna, in località Dosso, a ridosso del comune di Lovere. Indossava abiti da trekking ed era uscita da sola. Il suo corpo è stato trovato attorno alle 15.

Per quanto riguarda il 47enne la disgrazia è avvenuta ieri verso le 8.20 a 1.700 metri di quota, in località Tre Croci, lungo il sentiero che porta al rifugio Curò, a Valbondione, Alta Valle Seriana. L’uomo è scivolato su una lastra ghiacciata, che gli ha fatto perdere l’equilibrio facendolo precipitare in un canalone. «Non indossava i ramponi» hanno spiegato dal Soccorso Alpino. Secondo una prima ricostruzione, il 47enne era uscito da solo, poi lungo il cammino ha incontrato un gruppo che procedeva lungo lo stesso sentiero (una scorciatoia nota agli appassionati come “lo scarico” e utilizzata soprattutto d’estate). Gli altri escursionisti lo hanno visto cadere.

E sono stati proprio loro a lanciare l’allarme al 118. Ai medici, purtroppo, non è rimasto altro che constatarne il decesso. A Breno, nel Bresciano invece, un volo di duecento metri tra ghiaccio e rocce è stato fatale per l’alpinista 43enne di Milano che con una coetanea di Monza era impegnato nella scalata del versante camuno del monte Blumone, una cima del gruppo dell’Adamello. Lui è morto sul colpo, lei è in ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Civile di Brescia. Ieri alle 7,30 hanno dunque lasciato il rifugio e sono partiti alla volta della cima. «Erano in cordata, ben attrezzati - ha raccontato il rifugista del Tita Secchi, Gino Baccanelli –. Il percorso da affrontare non è di norma difficile. Ma in questi giorni c’è stato vento molto forte che ha generato pericolosi lastroni di ghiaccio, potrebbero essere scivolati su uno di questi». Poco dopo le dieci, mentre gli alpinisti affrontavano la salita del canalone Giannantoni, qualcosa infatti è andato storto e sono precipitati nel vuoto. Dietro di loro a circa mezz’ora di cammino c’erano altri escursionisti che non hanno visto nulla ma hanno sentito urla e rumore di ramponi. Il gruppo ha capito subito che si trattava di un’emergenza ed è tornato in fretta e furia al Tita Secchi per allertare i soccorsi (la zona non è coperta da rete cellulare). Da Brescia si è levata in volo l’eliambulanza. Ma purtroppo era già troppo tardi.