Antonino Porcino
Antonino Porcino

Bergamo, 7 luglio 2018 - L'ex direttore del carcere di Bergamo, Antonino Porcino, va ai domiciliari. Con tutta probabilità a Reggio Calabria, a casa di parenti. Lo ha deciso ieri il Riesame. Si attendeva da un momento all’altro il pronunciamento sull’istanza di scarcerazione presentata dai difensori Marco e Riccardo Tropea per Antonino Porcino finito in cella (sino a ieri si trovava a Ferrara, dopo una parentesi a Parma) con l’accusa di corruzione nei confronti di due imprenditori di Urgnano: Mario e la figlia Veronica Metalli, titolari di una ditta di distributori automatici di snack e sigarette, per l’appalto delle macchinette al carcere di Monza. Ora sarà interessante leggere le motivazioni.

Al Riesame i legali di Porcino avevano fatto ricorso dopo che il gip, Lucia Graziosi, aveva rigettato la richiesta di attenuazione della misura cautelare (i difensori già in quella circostanza avevano richiesto i domiciliari). Per gli avvocati, infatti, non ci sarebbe stata più l’attualità del pericolo di reiterazione, visto che Porcino è in pensione dal 1° giugno. L’elemento principale che ha portato il giudice a negare la scarcerazione è stata la telefonata intercettata a maggio in cui Porcino assicurava all’imprenditore Metalli di «restare sempre in circolo, e di non preoccuparsi». Per i difensori dell’ex direttore di via Gleno, sarebbe una frase generica, non riconducibile a condotte penali rilevanti.

All'udienza del Riesame a Brescia che si è svolta martedì, i pm Emanuele Marchisio e la collega Maria Cristina Rota, titolari dell’inchiesta, avevano messo sul piatto nuovi elementi che secondo la procura andrebbero ad aggravare la posizione di Porcino. Sono spunti che derivano dalle dichiarazioni rilasciate dagli altri indagati durante l’interrogatorio di garanzia e segnalazioni arrivate in procura negli ultimi giorni. Tra questi il rapporto tra l’ex direttore di via Gleno e il personale non appartenente alla Polizia penitenziaria che lavora nel carcere di Bergamo. Occorre ricordare che in sede di interrogatorio, dalle dichiarazioni rilasciate dal direttore sanitario del carcere, Franco Bertè e del capo della Polizia penitenziaria, Antonio Ricciardelli, era emerso un quadro in cui Porcino veniva descritto come dispotico, un uomo di potere.