La cascina dove è avvenuto l'omicidio a Entratico
La cascina dove è avvenuto l'omicidio a Entratico

Bergamo, 5 novembre 2018 - Alla 'cascina dei fiori' è rimasto solo il nastro nero a ricordare il lutto. Tutto il resto è sparito, è solo una pagina vuota. Un mese fa (la notte tra il 3 e il 4 ottobre) nel casolare di Entratico, in via Chiosi, zona boschiva a ridosso del torrente Cherio, è stato ucciso il professore Cosimo Errico, 58 anni. Insegnava all’istituto per chimici “Natta” di via Gavazzeni a Bergamo, era un assistente di laboratorio. Dieci coltellate alla nuca, alle mani, alle braccia, un taglio in pieno viso e infine il colpo fatale alla gola. Poi l’autore (ma non è detto che non avesse almeno un complice) per sviare le indagini ha appiccato il fuoco al corpo. 

Un delitto efferato di cui ancora non si riesce a inquadrare il movente. Era stato il figlio Simone, studente universitario, a scoprire il corpo semicarbonizzato. La moglie Gisella Borgonzoni (pure lei insegnante) quel mercoledì, aspettava il marito a casa alle 21. Il prof viveva con la famiglia in vicolo Bancalegno, nel centro di Bergamo. Già un’ora dopo il telefonino squillava a vuoto. Il ragazzo aveva così raggiunto Entratico a mezzanotte e mezza e aveva trovato la corrente staccata e al primo piano il cadavere del padre. Era supino in una stanza con all’esterno una sorta di deposito, a metà tra la cucina, il magazzino e la discarica. Un luogo diverso da come ci si immagina una fattoria didattica. L’arma del delitto, un coltello a lama piatta, non è ancora stato trovata. L’assassino ha colpito l’insegnante prima di spalle. Errico si è girato per tentare una disperata difesa e a quel punto è stato raggiunto alla gola. La ferita letale.

L’idea che si sono fatti gli inquirenti è di una situazione degenerata con qualcuno che sapeva bene come muoversi nella struttura. Ha tentato di cancellare le tracce dando fuoco al corpo con la diavolina liquida. E prima di fuggire ha staccato il contatore, tanto che in una primissima fase i medici e i vigili del fuoco avevano preso in considerazione anche l’ipotesi della morte per folgorazione. Che però è presto tramontata di fronte alle impronte sul pavimento lasciate da una scarpa che aveva calpestato sangue. Quella del killer. I carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Carmen Santoro, hanno indirizzato le loro attenzioni sulla pista degli immigrati, lavoratori extracomunitari che Errico utilizzava per la cascina, soprattutto quando venivano in visita didattica le scolaresche. Finora i sospetti, su questo fronte, non hanno portato a risconti concreti. Anche se all’attenzione dei Ris di Parma sono stati inviati reperti da sottoporre all’analisi di laboratorio e per questo servirà più tempo. Errico a volte affittava la cascina per feste private. Ha avuto problemi in questo ambito? A questa domanda gli inquirenti rispondono laconici: «Stiamo indagando».