Bergamo, 11 aprile 2018 - Aveva trasformato un edificio dismesso e abbandonato, situato allo scalo merci, lungo i binari della ferrovia, tra via Bono e via Gavazzeni, in un vero e proprio fortino dello spaccio, dove era possibile trovare eroina e cocaina di altissima purezza e qualità. L’uomo, un tunisino di 30 anni, A.B., pregiudicato, aveva barricato la struttura, con porte chiuse con catenacci, e usava una finestra posta in alto all’edificio come sicuro sportello per il suo commercio.

Secondo i carabinieri di Bergamo, che lunedì hanno arrestato l’uomo, il modus operandi adottato dal nordafricano era questo: sotto la finestra stavano i tossicodipendenti che attendevano un cestino che veniva calato dal 30enne e dove loro dovevano mettere i soldi per l’acquisto della sostanza stupefacente. Il cestino veniva poi calato una seconda volta con la dose di droga che era stata richiesta. I clienti dell’immigrato erano numerosi, almeno una trentina al giorno. L’indagine nasce lo scorso settembre, quando i militari dell’Arma notano un via vai sospetto attorno alla struttura.

Intuiscono che c’è qualcosa di sospetto, ma solo dopo si rendono conto di come funziona il traffico. Il 22 dicembre scorso decidono di intervenire, circondano la zona, bloccano gli assuntori, ma quando entrano in azione scoprono che tutti gli accessi dell’edificio sono stati bloccati dal presunto spacciatore con catene e lucchetti. Non fanno in tempo a liberarli, che lui si è lanciato dalla finestra, atterrando su una ragazza che stava aspettando la dose.

Quindi, la fuga. In quell’occasione, i carabinieri sequestrano 100 grammi di eroina e 20 di cocaina, oltre a 150 euro in contanti. Le successiva indagini, coordinate dal pm Letizia Ruggeri, hanno portato all’ordinanza firmata dal gip Federica Gaudino e all’arresto di A.B., finito in manette lunedì fuori dall’abitazione di Sorisole dove viveva con la fidanzata italiana.