Luca Fusco
Luca Fusco

Bergamo, 20 gennaio 2021- Settantamila adesioni. Una cifra impressionante di adesioni per il comitato "Noi denunceremo", nato a Bergamo per riunire e sostenere le famiglie delle vittime del Covid, che oggi si trova proiettato in una dimensione nazionale. Luca Fusco è il presidente del comitato.
Fusco, vi aspettavate questa risposta dalla gente?
"Settantamila storie, settantamila persone, settantamila dolori che hanno inondato il nostro gruppo Facebook da tutta Italia. A fine estate eravamo già un numero importante, circa cinquantamila, ma con la seconda ondata le iscrizioni sono ripartite in maniera impressionante, ormai da tutta Italia. Questo conferma che la seconda ondata è stata gestita senza alcuna accortezza, senza alcuna memoria della prima, quella che aveva sconvolto la Lombardia. Durante l’estate, invece di fare tesoro dell’esperienza vissuta dalla Lombardia, si è pensato unicamente all’economia, alle riaperture, alle discoteche e quant’altro".
A parte la Lombardia, da dove proviene la maggior parte delle iscrizioni?
"Dall’Italia centro meridionale, dall’Abruzzo, dalla Campania con città come Napoli, Caserta, Salerno, dalla Puglia. Ma come dicevo, arrivano da tutta Italia. È questo l’aspetto drammatico di oggi. Avevamo in mano il manuale di istruzioni per comportarci al meglio. Avevamo visto quello che era accaduto in Lombardia durante la prima ondata. Avevamo realizzato gli errori fatti e ipotizzato soluzioni alternative per non rischiare di commetterli ancora. Nulla di tutto questo. La storia si sta ripetendo e questo è folle. Folle soprattutto perché si è permesso che accadesse in regioni molto meno forti e strutturate a livello sanitario della nostra".
Cosa accomuna queste storie, queste denunce?
"Le storie sono sempre le stesse, brutali fotocopie delle storie raccontate dalla Lombardia e soprattutto dalla Bergamasca. Storie di ospedali al collasso, di pazienti lasciati a casa con saturazioni di ossigeno bassissime, di mancanza di attrezzature e posti letto negli ospedali. Raccontano ancora di persone salite sull’ambulanza con le proprie gambe e ritornate in un’urna cineraria, di persone che si sono ammalate nelle Rsa non protette, di medici che hanno sacrificato la loro vita per curare quanti più pazienti possibili".
Ci sono storie che l’hanno impressionata più di altre?
"Non c’è una storia che mi ha colpito di più. Ogni storia ha la sua dignità e le sue lacrime e tutte mi hanno colpito. Posso solo dire che oggi fatico a leggere le testimonianze che raccogliamo a valanga su Facebook. Questo non per mancanza di tempo o voglia, ma perché non riesco più a reggere il dolore che sento, non riesco a farmi una ragione di quello che è accaduto e sta accadendo. Continuo a pensare fermamente che si sarebbe potuto fare di più e di meglio, che se le istituzioni non avessero sottovalutato la situazione, migliaia di persone, dico persone e non numeri, sarebbero ancora qui con noi".