Allestimento ospedale da campo degli alpini a Bergamo
Allestimento ospedale da campo degli alpini a Bergamo

Bergamo, 28 marzo 2020 - Lavori in corso senza sosta alla Fiera di Bergamo dove squadre di muratori e gruppi di Alpini operano per la costruzione del grande ospedale da campo. Secondo quanto si è appreso, i primi malati dovrebbero arrivare giovedì. Una struttura molto importante e attesa dal territorio bergamasco, messo in ginocchio dalla diffusione del Coronavirus. Sulla porta d'ingresso della struttura sono stati posti degli adesivi con una croce rossa e un cappello da Alpino al centro, simbolo dell'associazione nazionale che raccoglie tutte le penne nere italiane, in particolare quelle del Gruppo intervento medico-chirurgico a cui sono affidati i lavori. All'ingresso della fiera, prima dei tornelli, chiunque entri, muratori compresi, viene sottoposto al controllo della temperatura.

A dare la scansione delle probabili tempistiche per l'apertura è stato lo stesso sindaco di Bergamo Giorgio Gori. "Questa mattina faccio un salto alla Fiera di Bergamo che abbiamo messo a disposizione perché possa ospitare questo ospedale da campo, ho notizia che per mercoledì sarà completato ma voglio vedere a che punto siamo. Ci sarà un raccordo operativo con l'Ospedale Papa Giovanni ma ci sarà anche una squadra di Emergency specializzata in cure intensive, sono arrivati trentadue operatori sanitari militari russi, sono medici e infermieri divisi in otto squadre da quattro e sono loro che completeranno lo staff di questo luogo fondamentale per noi che serve a dare sollievo alle strutture ospedaliere che sono al limite delle loro possibilita'", ha concluso Gori. 

La struttura - stando a quanto riferito da Sergio Rizzini, direttore generale Sanità degli Alpini e coordinatore del progetto - resterà attiva almeno 6 mesi. La struttura servirà ad ospitare pazienti contagiati da coronavirus fuori pericolo, ma sarà attrezzata anche per le terapie intensive. I reparti sono stati infatti predisposti per tutti i macchinari necessari alla rianimazione di paziente che si potrebbero eventualmente aggravarsi. Le apparecchiature sono state acquisite nella loro totalità grazie alle donazioni di famiglie e industriali bergamaschi: "Ognuno ha acquistato autonomamente quanto ci serviva in base alle nostre richieste - spiega Rizzini - e tutto sarà rendicontato. Ma il buon nome degli Alpini è già  una garanzia".

Sono intervenute anche associazioni di volontariato come il Cesvi, che ha fornito un macchinario mobile per la Tac. Alcuni di queste apparecchiature rimarranno poi agli Alpini, che potranno adoperarle nel loro ospedale da campo leggero e anche "nell'ospedale maggiore, che viene montato durante le adunate". Ma potranno a loro volta essere prestate a "ospedali piccoli che magari non ne dispongono o che fino a prima costringevano i pazienti a fare 50 chilometri per un esame approfondito".