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21 dic 2021
gabriele moroni
Cronaca
21 dic 2021

Caso Yara, la guerra infinita dei reperti

Dal 2019 rimpallo costante fra magistrati: ora si è trovata una corte, deciderà il 7 aprile

21 dic 2021
gabriele moroni
Cronaca
Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello condannato all'ergastolo in Appello per l'omicidio di Yara Gambirasio,dov'?? detenuto dal giugno 2014, in attesa di avvicinarsi all'urna con le spoglie  di Papa Giovanni XXIII nel carcere di Bergamo, 24 maggio 2018.
ANSA/Gianpaolo Magni
Massimo Bossetti
Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello condannato all'ergastolo in Appello per l'omicidio di Yara Gambirasio,dov'?? detenuto dal giugno 2014, in attesa di avvicinarsi all'urna con le spoglie  di Papa Giovanni XXIII nel carcere di Bergamo, 24 maggio 2018.
ANSA/Gianpaolo Magni
Massimo Bossetti

Bergamo, 22 dicembre 2021 -  Quello dei reperti dell’omicidio Gambirasio è una storia infinita. Lo scorso 20 maggio la Corte d’Assise di Bergamo aveva respinto l’istanza dei difensori di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara, di prendere visione di una serie di reperti. Contro il "no" dell’Assise bergamasca i legali dell’artigiano di Mapello, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano presentato un ricorso (il quarto) in Cassazione dove era stata assegnata alla quinta sezione penale. Quest’ultima ha però dichiarato la sua incompetenza rimandando alla prima. I giudici della prima sezione hanno fissato la discussione al 7 aprile del 2022. Un’interminabile corsa a ostacoli.

Il 27 novembre del 2019 la Corte d’Assise di Bergamo aveva accolto l’istanza di Salvagni e Camporini e autorizzato l’esame di 98 reperti, fra cui le provette con 54 campioni di Dna estratti dagli slip, gli indumenti che la tredicenne di Brembate di Sopra indossava la sera del 26 novembre 2010, la biancheria, le scarpe. Il 2 dicembre il presidente della Corte d’Assise, Giovanni Petillo, era intervenuto per precisare che era una "ricognizione" e non un esame invasivo. Il 9 dicembre i difensori avevano chiesto modalità e tempistica. Il 15 gennaio 2020 l’Assise, su richiesta del pm Letizia Ruggeri, aveva disposto la confisca dei reperti. Il 4 marzo e il 30 aprile nuove istanze della difesa su modi e tempi dell’esame. Il 26 maggio l’Assise aveva respinto come inammissibile a causa della confisca. Nuova richiesta della difesa il 10 giugno e nuova ripulsa. Doppio ricorso della difesa alla Cassazione che l’aveva accolto il 12 gennaio di quest’anno, rimandando alla Corte d’Assise di Bergamo da cui, lo scorso maggio, era uscito l’ennesimo diniego. Bergamo deve ancora pronunciarsi su un’altra richiesta della difesa: conoscere lo stato dei reperti. 

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