Bergamo, 22 giugno 2018 - Il tono della telefonata è amichevole, ma di intessere investigativo. Da una parte Antonio Porcino, allora direttore della casa circondariale di via Gleno, ora in cella a Parma, e dall’altra Lara Magoni, attuale assessore regionale a Turismo, Marketing e Moda. Siamo alla vigilia delle elezioni politiche e regionali del 4 marzo. L’ex sciatrice di Selvino è candidata per Fratelli d’Italia: prima al senato, ma poi opta per la Regione.

«Devo venire in carcere per incontrare un amico (un ex maestro di sci), come posso fare?» chiede la Magoni a Porcino. «Sei nella commissione carcere-territorio della Regione, per cui puoi venirese  lo ritieni opportuno. E quando vieni ricordati di portarmi anche i santini», è stata la risposta dell’ex direttore. Ma che saranno mai i santini cui fa riferimento Porcino? Altro non sono che i volantini elettorali di sostegno della campagna della Magoni. Vengono distribuiti anche in via Gleno. Certo, per gli inquirenti, i pm Emanuele Marchisio e la collega Maria Cristina Rota, titolari del fascicolo sull’inchiesta del carcere bergamasco, non proverebbe che vi sia stato voto di scambio, magari solo un sostegno. E nella stessa conversazione intercorsa tra Porcino e Magoni quest’ultima avrebbe detto: «C’è anche Bertè (direttore sanitario del carcere, pure lui finito nell’inchiesta) che mi sostiene».

E lo stesso Francesco Bertè in una telefonata finita agli atti, si vanta, secondo chi indaga, di essere un sostenitore convinto della Magoni. Di poter essere in grado di raccogliere un numero di voti «grazie a un gruppo ristretto di amici» in appoggio alla campagna elettorale dell’ex campionessa di sci. Un favore per ottenere pare qualche vantaggio. Telefonate tra Porcino, Bertè e Magoni in cui si parlava di voti. Ma quello che vanno cercando gli investigatori è quella foto scattata in cabina elettore da un finanziere (indagato) con il voto alla scheda in favore della Magoni. Il testo dell’intercettazione non è noto, ma il riferimento al voto suona piuttosto evidente per la Procura. Dagli ultimi interrogatori è emerso la figura di un direttore del carcere “aggressivo”, uno che vuole decidere, una sorta di dominio.