Il furgone cassonato di Massimo Giuseppe Bossetti
Il furgone cassonato di Massimo Giuseppe Bossetti

Bergamo, 18 dicembre 2015 - E' il giorno della ventesima udienza del processo per l'omicidio di Yara Gambirasio. In aula, è stato il turno di Federico Fenili, un 49enne di Valbrembo, nella Bergamasca: "Stavo portando mia figlia al corso di nuoto (nella struttura dove è stata vista per l'ultima volta Yara Gambirasio, ndr) che si tiene tra le 18.40 e le 19.30. Percorso il rettilineo dovevo svoltare a sinistra per parcheggiare. Dal lato opposto ho visto arrivare un furgone chiaro a forte velocità".  La scena, ha raccontato Fenili, è stata osservata a circa una trentina di metri di distanza. "Erano le 18.40 - ha aggiunto - ricordo di aver guardato l'orologio sul cruscotto perché ero in ritardo". Un'orario compatibile con quello della sparizione della 15enne di Brembate di Sopra.

LEGALI BOSSETTI CONTESTANO DEPOSIZIONE TESTE - I legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno rilevato alcune discrepanze tra le diverse deposizioni di Fenili. Innanzitutto sulla distanza del furgone dal suo punto di osservazione, perché il teste avrebbe detto nella prima deposizione che era di 100 metri e non di 30, come affermato oggi. Il testimone ha affermato di aver visto che il furgone aveva una cassetta degli attrezzi installata dietro l'abitacolo di guida che sporgeva verso l'alto di 20/30 centimetri. La circostanza può essere rilevante perché il furgone cassonato sequestrato a Bossetti, di colore verdino-azzurro chiaro, è stato fatto allestire dal muratore di Mapello con un analogo contenitore. Oggi in aula sono attesi in totale 18 testimoni, per essere ascoltati su questioni legate al furgone Iveco Daily di Bossetti. C'è chi ha raccontato di aver visto un furgone simile in quelle ore, ma sfileranno davanti alla Corte anche i possessori di modelli analoghi al mezzo in possesso dell'imputato individuati dagli inquirenti.

BOSSETTI: "SU DI ME TUTTE BUGIE" - Oggi, Massimo Bossetti ha parlato per la prima volta in aula per smentire di aver detto che voleva suicidarsi. Ennio Panzieri, un imprenditore della provincia di Bergamo con cui in passato Bossetti ha collaborato, chiamato a testimoniare ha replicato all'avvocato della civile spiegando che Bossetti "Mi disse che stava passando un periodo difficile con sua moglie. E minacciò anche il suicidio". È a questo punto che Bossetti si è alzato in piedi e ha pronunciato le sue prime parole dall'inizio del processo, giunto alla ventesima udienza. "Non ho mai detto questo qua, non ho mai detto una cosa così, tutte bugie su di me", ha detto, prima di essere ripreso dalla presidente della Corte, che ha assicurato all'imputato che avrà tutte le opportunità per esprimere la sua testimonianza in un altro momento. Successivamente in aula altre testimonianze sono state sulla stessa lunghezza d'onda di quella di Panzeri.

Altri ex colleghi hanno riferito all'incirca la stessa cosa: "Mi ha chiesto consigli sulla separazione perché anche io sono separato", ha aggiunto un testimone, mentre Bossetti ha scosso la testa. "Mi ha detto di volersi buttare dal ponte di Sedrina", gli ha fatto eco un altro testimone, con Bossetti sempre più dissenziente. "Non è vero che ho mai minacciato di uccidermi, non è affatto vero, non ho mai detto di essere stato in crisi, e soprattutto non ho mai detto niente..." ha detto Bossetti, intervenendo ancora in aula, e questa volta con l'autorizzazione del giudice, dopo che già in mattinata era sbottato mentre interveniva Ennio Panzeri. Bossetti ha inoltre spiegato che con Panzeri si erano incrinati i rapporti di lavoro e per questo l'ex collega gli aveva messo il soprannome di "favola". Bossetti è intervenuto anche in merito alla discoteca "Sabbie Mobili", nei pressi della quale venne trovato il corpo di Yara il 26 febbraio 2011. "Ne esisteva già a Sotto il Monte con una precedente gestione, ma io frequentavo il Gabbiano di Chignolo", ha precisato l'imputato.

"SUL TUMORE ALLA TESTA HO DOVUTO MENTIRE" -  "Ho dovuto mentire inventando la storia del tumore alla testa, e me ne vergogno, perché non venivo pagato all'azienda per cui lavoravo e potermi quindi assentare per cercare altri lavori" ha detto Massimo Bossetti, imputato dell'omicidio di Yara Gambirasio, che ha chiesto di parlare, per la seconda volta durante l'udienza di oggi. Prima di oggi Bossetti, presente in aula in tutte le 20 udienze, non era mai intervenuto. "Da gennaio non percepivo soldi, circa diecimila euro. E siccome mi era stato intimato di non assentarmi neanche mezz'ora per fare altri lavori, perché loro sapevano che facevo altri lavori, e siccome non potevo dire che facevo altre attività lavorative perché mi avrebbero bloccato i pagamenti, mi è venuto in mente di mentire". 

 ha collaborato Gabriele Moroni