Bergamo, 7 ottobre 2018 - Il 12 ottobre si terrà l'udienza in Cassazione, ultima spiaggia per Massimo Bossetti, il muratore, bergamasco di Mapello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. I giudici della Suprema Corte dovranno esaminare i ricorsi presentati contro la sentenza emessa dalla Corte d'assise d'appello di Brescia il 17 luglio dello scorso anno, che confermò l'ergastolo per l'imputato.

Ad impugnare il verdetto di secondo grado davanti ai giudici di 'Palazzaccio' sono stati sia i difensori di Bossetti - con un ricorso di oltre 600 pagine, ulteriormente arricchito da motivi aggiunti - sia la procura generale di Brescia: se quest'ultima chiede soltanto di annullare l'assoluzione pronunciata in entrambi i giudizi di merito nei confronti dell'imputato in relazione al reato di calunnia ai danni di un collega, la difesa invece punta, in particolare, a far riaprire l'istruttoria necessaria a disporre la 'superperizia' sul Dna che ha chiesto, invano, fin dal primo grado.

"In questo processo c'è stata mancanza di contraddittorio - ha affermato l'avvocato Claudio Salvagni - per cui la difesa non e' stata ascoltata, e anche Bossetti non ha potuto difendersi, perche' non e' mai stata disposta la perizia sul Dna. Gia' il tribunale di Brescia, in sede di riesame, aveva parlato di aporie che dovevano essere risolte con una perizia, che pero' non c'e' mai stata". Il Dna, secondo la difesa, "non puo' essere considerato un indizio grave, preciso e concordante: noi abbiamo rilevato - ha dichiarato Salvagni - ben 261 errori e, soprattutto, manca il Dna mitocondriale". Tutte argomentazioni, queste, che nei giudizi di merito sono state respinte: in particolare, nelle motivazioni della sentenza d'appello si rilevava come una 'superperizia' sul materiale genetico trovato sui vestiti di Yara Gambirasio "deve ritenersi assolutamente superflua e non necessaria ai fini della decisione". E ancora: la Corte d'assise d'appello di Brescia, nella sua sentenza, aveva messo 'nero su bianco' che "quello che e' certo e' che non vi sono piu' campioni di materiale genetico in misura idonea a consentire nuove amplificazioni e tipizzazioni", per cui "si deve, quindi, ribadire ancora una volta e con chiarezza - sottolineavano i giudici di secondo grado - che una eventuale
perizia, invocata a gran voce dalla difesa e dallo stesso imputato, non consentirebbe nuove amplificazioni e tipizzazioni, ma sarebbe un mero controllo tecnico sul materiale documentale e sull'operato del Ris".