Yara Gambirasio
Yara Gambirasio

Bergamo, 16 ottobre 2017 - Sono trascorsi quasi 7 anni da quando (era il 26 novembre 2010) Yara Gambirasio, 13 anni, lasciò il Centro sportivo di Brembate di Sopra, dove si allenava, senza fare più rientro a casa. Il corpo della giovanissima ginnasta sarà ritrovato tre mesi dopo, nel febbraio 2011, nelle campagne di Chignolo d'Isola. Un caso, quello della giovane vittima, che ha sollevato grande interesse mediatico, ma anche reazioni macabre e inquietanti. Come emerge dall'inchiesta della Procura di Trento e della Polizia postale del Trentino Alto Adige su un presunto traffico di materiale pedopornografico che ha portato nei giorni scorsi all'arresto di 10 persone e all'iscrizione di altre 48 sul registro degli indagati. Una rete in cui, secondo quanto emerso dalle indagini, sono state trovate anche immagini e conversazioni inquietanti su Yara Gambirasio.

L'inchiesta, denominata "Black Shadow", coinvolge anche un 53enne di Rimini, arrestato a fine settembre e condotto in carcere con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico in grosse quantità. Al 53enne sono stati  sequestrati computer, cellulari, supporti usb e materiale cartaceo. Le indagini della Polizia postale hanno svelato una lunga catena di presunti pedofili che si nascondeva nel  web, scambiandosi immagini e comunicando grazie a programmi di messaggistica istantanea criptata. L'uomo, sostengono gli inquirenti, aveva una sorta di dossier di circa 40 pagine su Yara, con fotografie accanto a preghiere blasfeme e filastrocche.

Una pista investigativa che verrebbe ora seguita dal pool difensivo di Massimo Bossetti, l'uomo condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. L'inchiesta nasce con l'arresto di un uomo di 38 anni residente in val Pusteria, in Alto Adige, fermato nel febbraio 2016. L'uomo era stato trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale, contenente esibizioni pornografiche di minorenni, di età compresa tra i 3 e i 12 anni. Le dichiarazioni rese dall'arrestato, che ha detto di aver scaricato i file dalla navigazione internet da soggetti dei quali non era in grado di indicare generalità o ulteriori elementi utili alla loro identificazione, hanno insospettito gli investigatori informatici della Polizia, che hanno scoperto una rubrica composta da numerosi contatti