Bergamo, 6 maggio 2019 - Blitz della Polizia di Stato, all'alba di oggi, tra le province di Bergamo, Milano e Novara. Si tratta dell'operazione denominata"Yuan", durante la quale sono state tratte in arresto dieci persone, tra cui alcuni Pubblici Ufficiali, responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento aggravato dell`immigrazione clandestina, falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale, alterazione di documenti al fine di determinare il rilascio di un titolo di soggiorno e plurimi episodi di corruzione.

L'indagine è scaturita da una segnalazione dell'Ufficio Immigrazione alla squadra mobile in quanto un dipendente, coadiutore amministrativo contabile, dipendente del ministero dell'Interno e in servizio presso l'Archivio dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Bergamo, aveva richiesto la validazione di alcune pratiche di rinnovo di permessi di soggiorno, tutte di cittadini cinesi, consegnando certificati di residenza risultati contraffatti. E' stata quindi avviata una delicata indagine da parte della squadra mobile, fa sapere la polizia, per individuare la provenienza dei documenti. Nel mirino sono finiti i titolari e collaboratori di due agenzie di Bergamo.

Le indagini hanno permesso di delineare il modus operandi dei titolari delle agenzie, che, con il concorso di volta in volta di loro collaboratori e dipendenti e con la fattiva partecipazione di appartenenti alla pubblica amministrazione, hanno "creato le condizioni per ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare ed il conseguente ingresso nel territorio dello Stato di numerosi cittadini cinesi privi di requisiti" sia attraverso la creazione di certificazione anagrafica contraffatta sia mediante la creazione di residenze e attività lavorative fittizie. E' emerso che i collaboratori, su precise indicazioni dei titolari delle agenzie, accompagnavano i clienti dalla stazione ferroviaria, dove erano arrivati, negli appartamenti di volta in volta appositamente reperiti e dove rimanevano giusto il tempo di far sì che il controllo di residenza del personale della polizia locale avesse esito positivo, per poi essere riaccompagnati nuovamente alla stazione di Bergamo. Tutto ciò consentiva poi ai cittadini cinesi di ottenere la certificazione amministrativa, quali certificati di residenza e di idoneità alloggiativa, utili a richiedere il nulla osta al ricongiungimento familiare di un parente. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che il costo pro capite di una pratica di ricongiungimento familiare si aggirava intorno ai 9.000 euro mentre il rinnovo del permesso di soggiorno intorno ai 3.000 euro, denaro che veniva generalmente incassato e poi spartito tra i vari collaboratori, interni ed esterni all'agenzia.

Immediato il ringraziamento alla polizia da parte del ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Dieci arresti tra Lombardia e Piemonte, tra cui alcuni pubblici ufficiali, accusati tra le altre cose di favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina, corruzione e alterazione di documenti per rilasciare titoli di soggiorno. Grazie alla Polizia. Business dell'immigrazione di massa, la pacchia è finita. Dal primo gennaio 2019 al 30 aprile, solo l'11% delle domande degli immigrati ha ottenuto lo status di rifugiato, e grazie a criteri più seri i dinieghi sono al 76%. Dalle parole ai fatti".