Luca Carissimi e Matteo Ferrari
Luca Carissimi e Matteo Ferrari

Bergamo, 13 agosto 2019 - È durato circa quattro ore l’interrogatorio dei due amici di Luca e Matteo presenti con loro quella notte. In sella a uno scooter seguivano la Vespa 125 delle vittime. Sono arrivati in procura attorno alle 11 e ne sono usciti prima delle 16 (entrambi erano già stati ascoltati subito dopo l’incidente dalla Polstrada di Bergamo). Ma era necessario riascoltarli per “certificare” alcuni punti fermi di questa tragedia, anche alla luce della decisione del gip, a cui il loro racconto, o almeno una parte, è parso poco credibile, non attendibile. Da qui, per l’accusa, il pm Raffaella Latorraca, l’esigenza di sentirli ancora. I due sono apparsi sinceri, la loro versione dei fatti genuina. Non hanno visto tutto, anche per via del buio. E sul punto chiave della tragedia, il lunotto infranto della Mini Cooper di Matteo Scapin, 33 anni, ai domiciliari per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso, non hanno sciolto tutti i dubbi. Ma non sarebbero stati loro. La procura ha messo assieme altri tasselli, in attesa delle risposte che arriveranno dalla perizia cinematica e dalle autopsie. Rimane da accertare chi ha mandato in frantumi il vetro posteriore dell’auto.

L'investimento da parte di Scapin, dunque, è stato un gesto volontario come sostiene l’accusa, o commesso durante la fuga per paura? Il trentatreenne ha raccontato di essere andato nel panico dopo aver sentito il rumore del lunotto che ha paragonato a un colpo di pistola. Intanto ieri è stato anche il giorno dell’addio. Oltre 1.500 persone hanno partecipato ai funerali di Luca e Matteo. Già un’ora prima della cerimonia, prevista per le 15, la chiesa di Sant’Anna, al quartiere di Borgo Palazzo dove i due ragazzi sono cresciuti e vivevano, era gremita. Sui feretri, un mazzo di rose bianche e la maglia dell’Olimpia, la squadra di calcio dove i due amici si sono conosciuti. Presente anche il sindaco Giorgio Gori, con la fascia tricolore. Il parroco, don Eliseo Pasinelli, nella sua omelia, ha declamato un lettera immaginaria scritta da Luca e Matteo: «Cari familiari, abbiamo vissuto sbagliando e imparando. Sapeste quanto è bello essere qui. Abbiamo bisogno che voi preghiate. Abbiamo capito quanto è bello amare. Amici, grazie. Senza di voi non potevamo vivere. Grazie a voi genitori che avete dato bei messaggi, avete detto quello che avevate nel cuore. Familiari non piangete, il vostro cuore nel dolore e il nostro soffre se voi soffrite».