Lara Magoni, assessore regionale al Turismo

Bergamo, 13 giugno 2018 - C'è anche il nome dell’ ex campionessa di sci, Lara Magoni, di Selvino, attuale assessore regionale al Turismo (è stata eletta a marzo anche senatrice per Fratelli d’Italia) nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in carcere l’ex direttore del carcere di via Gleno, Antonio Porcino. L’iscrizione nel Registro degli indagati della Procura di Bergamo dell’assessore deriva da alcune intercettazioni telefoniche tra la stessa Magoni, l’ex direttore del carcere della città orobica, Antonino Porcino, ora detenuto, e un altro indagato dipendente del carcere.

Nelle conversazioni si fa riferimento a voti nell’imminenza delle ultime elezioni ed è per questo che il nome della Magoni è stato iscritto nel registro degli indagati come atto di garanzia, ha fatto sapere la Procura. Nella giornata di ieri è circolata l’indiscrezione che nel registro degli indagati fosse stato iscritto anche un altro politico e cioè Giovanni Malanchini, neo consigliere regionale della Lega e sindaco di Spirano. In serata lo stesso Malanchini ha diffuso una nota in cui, oltre a sottolineare di aver sempre agito nella legalità, specifica di non avere ancora ricevuto nessuna notifica dalla Procura. Tornando alla Magoni, il suo nome, e i successivi accertamenti, sono emersi nell’ambito delle indagini, con 27 persone iscritte nel registro della procura, che lunedì mattina hanno portato in carcere Porcino, e ai domiciliari altre cinque persone: il comandante delle guardie penitenziarie Antonio Ricciardelli, il commissario Daniele Alborghetti, gli imprenditori Mario e Veronica Metalli, padre e figlia, e il dirigente sanitario del carcere Francesco Bertè. Le ipotesi, a vario titolo, vanno dal falso ideologico alla corruzione, alla tentata truffa.

Da parte degli inquirenti vi è l’intenzione di «chiarire la vicenda in tempi brevi», considerato «il ruolo istituzionale» ricoperto dalla Magoni. Gli investigatori coordinati dai pm Maria Cristina Rota e Emanuele Marchisio stanno svolgendo accertamenti su un flusso di preferenze alla Magoni il 4 marzo, per le Regionali. Ma anche su materiale elettorale trovato in casa di altre due persone indagate, probabilmente guardie penitenziarie. Per quanto riguarda il direttore Porcino (che si trova nel carcere di Parma) il suo avvocato, Marco Tropea si è limitato a commentare che il suo assistito è rimasto sorpreso. Sul fronte interrogatori, i cinque ai domiciliari saranno sentiti dal gip venerdì mattina.