Ardesio (Bergamo), 6 settembre 2018 - Non appena appresa la notizia, il parroco ha ordinato immediatamente di far suonare a festa le campane della chiesa. Una gioia giustificata, quella del religioso e dell’intera comunità, visto che era da 7 lunghi anni, dal 2011, che nella frazione Marinoni di Ardesio, minuscolo centro della Val Seriana di 180 abitanti, la prima contrada che si incontra lungo la strada comunale che conduce a Valcanale, non nasceva un bambino. In questo caso, in realtà, è una bambina, Marta, venuta alla luce di prima mattina, alle 7.30 del 30 agosto scorso, al punto nascita dell’ospedale Locatelli di Piario, secondogenita di Alex e Monica Maver (hanno già un figlio, Nicola, di quasi 2 anni).

E il fatto che Marta sia nata al punto nascita del nosocomio di Piario rappresenta la seconda particolarità di questo evento. Il punto nascita del Locatelli, infatti, sta per essere soppresso, dopo essere finito nella delibera regionale che stabilisce la chiusura di queste strutture che non raggiungono le 500 nascite in un anno. Una decisione che ha scatenato nei mesi scorsi la reazione dei cittadini non solo di Pario, ma dell’intera zona, e dei primi cittadini dei comuni presenti sul territorio e dei politici bergamaschi, nonché la nascita di un paio di comitati favorevoli al mantenimento della struttura, uno dei quali raccoglie le mamme della zona che hanno già partorito al Locatelli.

Prima dell'estate si sono susseguite varie manifestazioni contro la soppressione del punto nascita e sono state raccolte oltre 11mila firme per chiedere a Regione Lombardia di rivedere la propria decisione. Anche la neomamma Monica Maver si schiera a favore del mantenimento del punto nascita, giudicandolo un punto di riferimento importante per un ampio bacino di territorio. «Se la struttura dell’ospedale Locatelli - spiega mamma Monica - fosse stata già chiusa il 30 agosto, sarei stata costretta a partorire in auto, dato che gli altri punti nascita distano parecchi chilometri. Dopo pochissimo tempo dal mio arrivo in sala parto, infatti, è nata Marta. Insieme a lei sono nati altri 12 bambini ma, nonostante il grande affollamento, non mi è stato fatto mancare nulla, mi sono state riservate tantissime attenzioni e tutto è stato perfetto. Il personale dell’ospedale è sempre disponibile nel fornire un aiuto morale alle mamme e a dare consigli per quanto riguarda l’allattamento. Medici e infermieri si dimostrano in ogni occasione molto professionali. Il punto nascita non deve chiudere, la Regione deve tornare sui propri passi. Per noi mamme la chiusura sarebbe davvero un disastro e ci costringerebbe, in caso di parto, a percorrere parecchi chilometri per raggiungere le altre strutture disseminate sul territorio».