Chiesa gremita per i funerali di Stefano Mecca
Chiesa gremita per i funerali di Stefano Mecca

Bergamo, 2 ottobre 2019 - Chiesa gremita a Fiorano al Serio per i funerali di Stefano Mecca, il papà pilota, morto all’ospedale Niguarda di Milano dopo una settimana di ricovero in terapia intensiva, a causa delle ustioni e dei gravi traumi riportati nell’impatto al suolo dell’aereo da turismo Mooney Mk20 D-Eise. Nell'incidente, avvenuto sabato 21 settembre, ha perso la vita anche la figlia Marzia. Migliorano le condizioni delle altre due ragazze: Chiara, 18 anni e Silvia, 15, gemella di Marzia.

Sull’altare sono state posizionate delle cassette delle lettere che permettevano a tutti di inserire i propri messaggi di sostegno e vicinanza, indirizzati a Francesca e alle due figlie. ancora ricoverate in ospedale, e al figlio Matteo, di 8 anni. Fiori e cuffie da pilota sul feretro. Poco distante, anche una raffigurazione di Marzia. Il parroco, don Gimmi Rizzi, ha parlato di un dolore “sproporzionato”, “eccessivo”. Ad un certo punto della cerimonia, ha invitato parenti e amici a mettersi in cerchio attorno al feretro, tenendosi per mano.

Stefano Mecca, commercialista di Gazzaniga, quel giorno era alla guida del velivolo. Un pilota esperto, con infinite ore di volo alle spalle nonché presidente dell’Aeroclub dal quale il piccolo aereo era decollato pochi minuti prima, in direzione Venezia. Una passione, quella per il cielo, che aveva contagiato tutta la famiglia. Sulle cause dell’incidente sta indagando la Procura di Bergamo. Secondo quanto ricostruito, dopo essere decollato, alle 10.04, il Mooney aveva proseguito solo per cinque minuti sulla rotta programmata, mettendosi in contatto con la torre di controllo tra Ghisalba e Mornico al Serio, avvisandola dell’intenzione di rientrare a causa di "un problema". Mecca non aveva fornito ulteriori dettagli ai controllori del traffico aereo che, a quel punto, mentre l’aereo da turismo aveva già compiuto la virata verso Bergamo, gli avevano esplicitamente chiesto se volesse dichiarare emergenza. Una domanda alla quale il pilota 51enne aveva risposto in modo negativo, rinunciando alla possibilità di atterrare sulla pista principale dello scalo di Orio al Serio. Un primo chiarimento gli inquirenti lo avranno quando almeno una delle due figlie sopravvissute allo schianto sarà in grado, fisicamente e psicologicamente, di rendere la propria testimonianza.