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Delirium, viaggio allucinante nella follia con i Lacuna Coil a Filago

I Lacuna Coil portano questa sera sul palco di Filago il concept su malattia mentale e ospedali psichiatrici

di ANDREA SPINELLI
Ultimo aggiornamento il 2 agosto 2017 alle 08:19
I Lacuna Coil

Filago (Bergamo), 2 agosto 2017 - Non esiste lo “schizococco”, il batterio della schizofrenia, quindi non esistono neppure le malattie mentali, tirava dritto il celebre psichiatra ungherese Tomás István Szász, ispiratore del movimento di liberazione dai manicomi. Eppure sulla materia è fiorita gran letteratura, anche musicale, come dimostra quel «Delirium» che i Lacuna Coil danno in pasto stasera al popolo del Filagosto Festival di Filago. Il progetto del più importante gruppo italiano di «alternative metal» fonde l’originario gothic rock melodico con un sound di grande impatto, fatto di ritmiche pesanti e muri sonori. «Volevamo qualcosa da vedere, oltre che da sentire» spiega Cristina Scabbia, 45 anni, la numero uno del rock duro, prima e unica donna ammessa nell’olimpo dark dell’Ozzfest.

«Stavamo lavorando sul brano ‘Delirium’ e si è spalancata la porta: abbiamo capito che sarebbe stato quello il ‘concept’ del lavoro, il fulcro del progetto, l’immagine da veicolare, legata a doppio filo con esperienze personali per via di familiari ricoverati un tempo nelle strutture. Ma l’idea del manicomio, dell’alienazione mentale, ci ha permesso di esplorare pure i suoi dintorni; di parlare dalla pazzia ma anche della semplice depressione, o di scrivere una canzone come ‘You love me cause I hate you’ che parte dall’idea della Sindrome di Stoccolma. Cosa tostissima per un gruppo metal, che abbiamo però cercato di trattare con rigore, usando anche parole ricercate in campo medico. Ci premeva di dare alle stampe un disco realistico, rispettoso nei confronti degli argomenti trattati e per questo abbiamo visitato alcuni ex ospedali psichiatrici e letto diversi testi sull’argomento. Dato il concept, volevamo che pure dal vivo le canzoni trasferissero all’ascoltatore il peso e l’inquietudine del respirare un’atmosfera disturbata. Più che una raccolta di episodi e di singoli momenti, viene fuori un viaggio cupo, a tratti dolente, che si snoda dalla prima all’ultima canzone». 

Se i testi sono di Scabbia e Ferro, la musica e la produzione di «Delirium» si devono al bassista Marco Coti Zelati, che compone le sue musiche guardando la tv senza volume. «Per i costumi di scena ci siamo ispirati alle foto dei pazienti dei manicomi d’inizio secolo» spiega Andrea Ferro, l’altra voce della band. «Non esiste film dell’orrore che sappia trasmettere l’angoscia di quelle immagini: che renda il senso di vuoto in cui scivolano quegli sguardi spenti, quei corpi smagriti». Grazie alla legge Basaglia, l’Italia è l’unico Paese al mondo che ha abolito gli ospedali psichiatrici. «Purtroppo si è passati dal ‘curateli qui’ all’‘arrangiatevi’». 

 

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