Uno scorcio di Crespi d'Adda
Uno scorcio di Crespi d'Adda

Capriate (Bergamo) - Il rumore del battere dei telai e lo sferragliare del Gamba de legn, il treno che passava sul ponte di Capriate fino a scendere al cotonificio per trasportare il cotone. E poi le voci degli scolari, i figli dei dipendenti ai quali la ditta forniva tutto, dai libri ai gremibiuli fino alla refezione, e infine lo sgocciolio dell'acqua del lavatoio. Sembra quasi di sentirli, i suoni del villaggio operaio un tuffo nella storia lungo un secolo e mezzo.

Siamo a Crespi d'Adda, nel comune di Capriate San Gervasio, a 17 chilometri da Bergamo e a 35 da Milano: basta uscire dall'autostrada per ritrovarsi in una pagina del passato industriale lombardo, così intatta da essere inserita nella World Heritage List dell'Unesco. Oggi le visite guidate sono condizionate dalle norme anti Covid, ma basta una passeggiata nella strada principale che collega il villaggio da una parte all'altra per ritrovarsi n un tempo sospeso: il villaggio industriale nato sul finire dell'Ottocento per filare, tessere e candeggiare il cotone si offre a chi arriva così com'er,a con i suoi capannoni, il lavatoio, persino il cimitero, in una sorta di città ideale del lavoro operaio dove si compiva il ciclo ella vita, dalla nascita alla morte. Fu il primo paese in Italia a dotarsi di illuminazione pubblica con il sistema moderno Edison, mentre i suoi fondatori, i Crespi, portarono alla loro villa addirittura una linea telefonica privata collegata a Milano. Un luogo all'epoca tanto moderno da poter godere del privilegio di una visita della regina Margherita, che aveva la sua residenza estiva poco distante, alla Villa Reale di Monza.

Fondato da Cristoforo Crespi nel 1877 e completato verso la fine degli anni Trenta, il villaggio diventato Patrimonio dell'Umanità nacque in un avvallamento fra il Brembo e l'Adda, luogo ideale per vari motivi: un territorio naturale dove costruire senza vincoli, la presenza dell'acqua, principale forza propulsiva del sistema industriale di allora, e l'abbondante manodopera a disposizione. Un'epopea che ha fatto del villaggio un modello per la storia industriale e filantropica di casa nostra, dove il “padrone” si occupava anche del benessere e della vita di quelle che oggi verrebbero chiamate le sue “risorse umane” ma dove l'esistenza ruotava lì, rigidamente scandita dalle necessità e dai ritmi della fabbrica.

Costruito il canale, in pochi mesi venne eretta una centrale a turbina, costruito il reparto per la filatura con cinquemila fusi, costruiti gli alloggi per gli operai, con la mensa, l'asilo, la bottega. E il 25 luglio 1878 la fabbrica cominciò prima a filare e poi a tessere.

Oggi chi arriva (anche in lockdown è possibile approdare qui dai piccoli comuni vicini nel raggio di 30 chilometri) si imbatte nell'ingresso al cotonificio con la sua alta ciminiera, le palazzine dirigenziali e il cancello in ferro battuto realizzato da un artista del tempo, Alessandro Mazzucotelli. Basta percorrere la via principale per godersi la suggestiva infilata di capannoni a shed, le file di case operaie, coi muri giallo ocra e i giardini ordinati. Fu Silvio Crespi, figlio del fondatore, a introdurre queste abitazioni secondo l'esempio visto nei suoi viaggi in Inghilterra. E sopra tutto la villa padronale dei signori Crespi, simile a un castello dal quale il padrone vegliava sui suoi abitanti operai,e sullo stesso asse la chiesa di scuola bramantesca. Se la scuola serviva a formare le future maestranze, insegnando a leggere, scrivere e far di conto, il dopolavoro era il punto di incontro per gli operai al termine delle fatiche della fabbrica, con attività culturali, sportive ed educative. Infine, al termine della via principale che costeggia la fabbrica, il cimitero, con un'imponente piramide a gradoni, monumento funebre della famiglia Crespi, a dominare le lapidi più semplici dei dipendenti.

Un viaggio in bianco e nero nella storia dei primi quarant'anni di vita di questo villaggio, ma anche l'occasione per immergersi nel territorio, passeggiare sulle sponde dell'Adda, conoscere diverse testimonianze di archeologia industriale come le centrali idroelettriche, per esempio la Taccani, nata nel 1906 a Trezzo proprio su impulso di Cristoforo Crespi, che aveva sete di energia per il suo villaggio manifatturiero. La centrale vive in perfetta fusione con l'Adda e con il vicino castello visconteo. Paesaggi leonardeschi, quelli naturalistici dell'Adda, sfondo ipotizzato di opere famose come la Vergine delle Rocce, cui fanno da contraltare quelli della rivoluzione industriale, come il ponte in ferro che univa Capriate e Trezzo sotto lo sbuffare della locomotiva del Gamba de legn.

Info: www.villaggiocrespi.it
tel.02 90987191