Bergamo, 28 agosto 2018 - Il gol di tacco di Pastore dopo un minuto è uno di quei lampi che ti fanno pensare a una serata da ricordare. Se però a quel lampo, segue il buio di un black out senza fine opposto ad un’Atalanta scintillante, allora sono dolori. Perchè da lì si è capito quanto sia squinternata la Roma del dopo Strootman (Alisson e Nainggolan) _ sul quale è acidissimo il ds Monchi: «Ai giocatori non puntiamo la pistola per mandarli via...» _ affidata a ragazzi di belle speranze come Cristante e Pellegrini a centrocampo, ma fragili come giunchi in un tornado. Per rimetterla in piedi e agguantare il 3-3, Di Francesco ha dovuto cambiare modulo e uomini nella ripresa, riconsegnando Pastore al suo ruolo naturale e rinunciando al fido 4-3-3. Dopo l’esperimento flop di Torino con El Flaco a centrocampo il tecnico, ieri, lo ha schierato in attacco a sinistra dove, nel primo tempo, non la prenderà mai o quasi. ù

E sì che la squadra di Gasperini ha lasciato un pullman di titolari in panchina pensando all’Europa, Papu Gomez compreso. Comunque, l’Atalanta ha messo la Roma lì creando almeno una decina di occasioni nel primo tempo, costruite attraverso veloci triangolazioni e un pressing perfetto che ha mandato in tilt il centrocampo romanista. Un segnale, questo, di quanto lo spartito di Gasp sia sovrano rispetto al peso dei singoli. Se poi Manolas se la fa passare tra le gambe sul missile di Zapata che manda in paradiso Castagne e poi regala palla al colombiano aprendo l’azione del raddoppio di Rigoni _ che poi farà tris _ allora sì che è buio pesto. Nella ripresa, Di Francesco toglie Cristante e Pellegrini per Nzonzi e Kluivert e passa al 4-2-3-1 e la Roma trova misura, logica e il gol che riapre la partita con Florenzi grazie a un Gollini incerto. Ora la Roma c’è, Pastore s’impenna e crea, Under e Kluivert vanno e l’Atalanta barcolla, poi spreca il colpo del ko con Djmsiti e Zapata e viene punita da Manolas.