Josip Ilicic
Josip Ilicic

Bergamo, 10 settembre 2018 - L’attuale limite dell’Atalanta è lo stesso della scorsa stagione: finalizzare troppo poco rispetto alle tante palle gol costruite. Un problema che si è ripresentato anche quest’anno. Nonostante un mercato all’insegna della pericolosità offensiva, con gli acquisti di Zapata e Rigoni, oltre che del prospetto Tumminello, mirati a garantire maggiore efficacia realizzativa rispetto ai predecessori Petagna e Cornelius.

Attenzione a non confondere efficacia con poca propensione al gol: la Dea nelle prime due gare di campionato ha infilato sette reti tra Frosinone e Roma, mentre nei primi due turni dei preliminari di Europa League ne ha rifilati 10 al Sarajevo e 6 all’Hapoel Haifa. Totale 23 gol in sei partite, ma appena il gol non arriva facile l’attacco si inceppa, come si è visto nella duplice sfida contro il Copenaghen, 210 minuti di assedio alla porta danese, almeno una trentina di conclusioni nello specchio della porta, eppure nemmeno una rete.

Discorso analogo contro il Cagliari: una manciata di occasioni ma porta sarda inviolata. Un limite che riconosce lo stesso capitano nerazzurro Papu Gomez: «Ci sono partite in cui riusciamo a segnare tre o quattro gol come contro Frosinone e Roma e altre in cui non riusciamo a segnarne nemmeno uno come contro il Cagliari, questo è un limite su cui dobbiamo lavorare». Va detto, però, che finora l’Atalanta non ha mai avuto a disposizione il suo parco attaccanti: Josip Ilicic, 15 gol l’anno scorso, non ha mai giocato per l’infiammazione batterica che lo ha messo ko a luglio, Emiliano Rigoni è arrivato a fine agosto e si è allenato una manciata di volte, il giovane Tumminello è sempre stato out per piccoli acciacchi e Duvan Zapata, arrivato a metà luglio in ritardo di condizione, non è ancora al meglio.

La paura servirà anche a questo: per migliorare condizione e inserimento tattico di Zapata e Rigoni. Aspettando il rientro di Ilicic, uno che la rete sa sempre come trovarla…