Milano, 30 ottobre 2020 -

DOMANDA:

La cosa che mi ha stupito dei disordini a Milano non è stata tanto la partecipazione al corteo di professionisti del caos che troveranno sicuramente il modo di ripetere le loro imprese, ma anche di ragazzi e ragazzini non legati a certi ambienti. Per me è un segnale preoccupante. Giovanni D., Milano

RISPOSTA:

Dai disordini emergono due aspetti da non sottovalutare. Il primo è che l’obiettivo da perseguire in tempi che rispettino quelli della vita reale e non della burocrazia è di mantenere una pace sociale che già era precaria e ha ricevuto una spallata tremenda dal virus. Il secondo è che per rendere stabile questa “pace sociale” è necessario intervenire nei posti lontani dalle luci dei centri cittadini, nelle periferie. E il segnale forte arriva proprio da Milano. A questa seconda folata di contagi sta pagando lo scollamento tra la facciata da “place to be” e la condizione in cui si vive lontani dalle luci del centro. La presenza al corteo di violenti di minorenni e ragazzi “emersi” dal buio non può essere ridotta alla tentazione di fare una bravata con selfie. Piuttosto dovrebbe essere non solo analizzata ma “curata” perché il loro mal manifestato malcontento potrebbe essere coltivato e colto dai cattivi maestri di professione. Una sfida da vincere per superare questa seconda fase che sarà lenita dai “fondi perduti” ma che al tempo chiede lucidità per decidere su come e cosa investire. E questo non spetta allo Stato che come sempre “ci deve aiutare”, ma a Milano. ivano.costa@ilgiorno.net