Varese, 20 ottobre 2016 - Avramovic batte Asvel. Ma facciamo un passo indietro, andiamo dove tutto è cominciato. Villeurbanne ruggisce, graffia, sbrana; Varese miagola, al massimo fa le fusa. È il riassunto di un inizio partita drammatico.

Manco il tempo di capire in che direzione è stata smanacciata la palla a due che Uter mette cinque punti dal campo. Così, tanto per giochicchiare. A giochicchiare, Varese non ci pensa manco per scherzo. No, nei primi cinque minuti della partita il canestro lo vede solo dalla linea dei falli, tripla di Melvin Johnson a parte.

La gente del "Lino Oldrini" realizza di guardare la partita di cartello della Champions League solo quando entra in campo Avramovic a interrompere il pedante soliloquio francese. Già, da quel momento inizia tutto un altro match. Una partita nella partita: quella del piccolo serbo dal grande cuore, che tutto solo decide di prendere a pallate i francesi. E ci riesce pure, portando la Ojm al -2 a tre minuti dalla fine del primo tempo. Lo fa nonostante un "mini" Maynor e un Kangur che fa segnare uno 0/5 da tre a metà partita.

A 4’38” dalla sirena che sancisce la fine del terzo quarto, Varese si ritrova sopra di uno. Coach Moretti deve averle cantate di santa ragione ai suoi tra il primo e il secondo tempo. Il risultato è eloquente: Varese gioca da Varese, ed Eyenga gioca da Eyenga. L’ultimo quarto è tutto punto a punto. Canestro dopo canestro, spallata dopo spallata, errore dopo errore, fallo dopo fallo. Ognuno spara le proprie cartucce, non c’è tregua: sembra di stare in un’angusta trincea, il cui fosso è pavimentato di parquet. Pelle, Avramovic ed Eyenga ci sguazzano in un pantano tale e, nonostante Lang, Hodge e Sy non mollino un metro - è una guerra di posizione la loro -, Kangur mette una tripla a 0.69” dal termine che vale la partita.