Cardano al Campo (Varese),15 settembre 2017 - Riconsociute le attenuanti generiche. Pena da ridefinire. Ergastolo in bilico. Una sentenza della Cassazione può cancellare la condanna al carcere a vita di Giuseppe Pegoraro, ex comandante della polizia municipale di Cardano al Campo, protagonista di una mattinata di fuoco, il 2 luglio del 2013. Spinto dal rancore per la conferma della sospensione dal servizio, dopo una condanna per peculato, l’uomo irruppe nel comune di Cardano ed esplose tre colpi di 7.65 contro la sindaca Laura Prati. Ricoverata a Gallarate e poi all’Ospedale di Circolo di Varese, la donna morì venti giorni dopo, il 22 luglio.

Ecco cosa è accaduto a Roma. Nella giornata di martedì la prima sezione penale della Cassazione discute il ricorso del difensore di Pegoraro, l’avvocato Maria Grazia Senaldi. Il legale ha impugnato la sentenza con cui, il 19 aprile dello scorso anno, la Corte d’Assise d’appello di Milano ha ribadito la condanna all’ergastolo, dopo quella pronunciata in primo grado dal gup di Busto Arsizio. In serata esce il dispositivo della sentenza che accoglie una richiesta della difesa e «annulla la sentenza impugnata limitatamente alle circostanze di cui all’articolo 62 bis c.p. (le attenuanti generiche – ndr) e al conseguente trattamento sanzionatorio». Questo «limitatamente» al principale capo d’imputazione, che è stato confermato: l’omicidio volontario di Laura Prati.

Tutto confermato per le altre imputazioni: tentato omicidio del vicesindaco Costantino Iametti, resistenza a un vigile urbano, resistenza e lesioni al dirigente del commissariato di Gallarate, porto abusivo di armi, danneggiamento per una bottiglietta incendiaria lanciata all’ingresso del sindacato Spi-Cgil di Cardano. Dunque la pena deve essere ricalcolata. Chi lo farà? Nel dispositivo non compare la formula «annulla con rinvio», che riporterebbe il giudizio a Milano. Potrebbe essersi trattato di una dimenticanza, poi emendata. Ma potrebbe anche significare che la Suprema Corte si assegna il compito di rimodulare la condanna di Pegoraro. In ogni caso, l’ex vigile, detenuto nel carcere di Pavia, ora può nutrire concrete speranze di vedere cadere l’ergastolo. E’ prudente il difensore Senaldi: «Aspettiamo le motivazioni della sentenza. Poi faremo le nostre considerazioni».

Amarezza e sconforto nella casa della sindaca uccisa. «Laura – dice il marito, Giuseppe Poliseno – non può tornare, ma sono comunque molto amareggiato. Pensavo che la vicenda giudiziaria fosse conclusa, anche se le ferite che ci portiamo dentro non ce le toglie nessuno. Mi sento come quando Laura era ricoverata a Gallarate. Sembrava che tutto andasse a posto, invece il brutto doveva ancora venire». Il figlio Massimo era a Roma per seguire la Cassazione. Al ritorno, ha postato sulla sua pagina Facebook un lungo sfogo doloroso: «Ma di quali attenuanti stiamo parlando? Hanno letto questi giudici cosa ha combinato la persona che mi ha portato via mia mamma? Eppure nelle carte mi pare ci fosse scritto di fucili a pompa, molotov, pistole varie. Mi pare che ci fosse scritto che ha sparato tre colpi, non uno, non due, ma tre... Ad una donna indifesa nascosta sotto la scrivania».