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Mario Monti, dalla città giardino al Palazzo Madama

I ricordi delle gite sui monti delle Prealpi

Da ragazzo il (forse) prossimo presidente del Consiglio era bravo a pedalare in salita. La villa dei genitori nel rione sant'Ambrogio

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con Mario Monti (Ansa)

Varese, 12 novembre 2011 - Varesino per caso? Mica tanto. Perché operosità, serietà e rigore della persona sono tratti tipici del carattere bosino. Mario Monti nacque a Varese, già allora città-giardino, nel ’43, da una famiglia milanese sfollata per la guerra. Le sue radici sono comunque pienamente insubri. Di certo per parte di padre, nato in Argentina da genitori cresciuti sotto il Bernascone e tornati nella loro casa di viale Borri dopo l’esperienza in Sudamerica.

Ma anche la madre, di natali piacentini, fu mandata a studiare dalle suore del Sacro Monte. «Per ragioni climatiche», ebbe a dire l’ex commissario europeo nel 2009, quando fu premiato nella basilica di San Vittore dalla Famiglia Bosina con la Girometta d’oro. E a Varese Monti è rimasto legato. Tanto che negli anni ’70 trascorse molte delle sue estati con moglie e figli nella villa dei genitori al rione Sant’Ambrogio.

Viale Aguggiari - dove si trova la clinica Rovera in cui il futuro presidente della Bocconi lanciò i primi vagiti - Sant’Ambrogio Olona, il percorso seicentesco arredato dal Bernascone, il santuario del Sacro Monte e le sue cappelle. Ha il profumo ovattato della buona borghesia la geografia varesina del professore. Senza disdegnare un’incursione nel popolare, evocata da un ricordo ben presente. Nel ’51, quando la famiglia era già a Milano, tornò fra le prealpi per seguire da vicino gli eroi del ciclismo impegnati nel primo mondiale sulle strade bosine. «Ricordo che con mio padre assistetti alla gara - disse ancora nel 2009 - Prima che iniziasse percorremmo il circuito lungo le salite di Brinzio», affrontate anche durante la corsa iridata del 2008.

 

Scavalcato il traguardo del millennio Mario Monti tornò a Varese per ricevere due riconoscimenti. Entrambi prestigiosi, seppur in modo diverso. Nel 2004 l’università dell’Insubria gli conferì una laurea honoris causa per le sue «elette doti di economista e di giurista». Il senatore a vita, allora commissario europeo alla Concorrenza, nella lectio magistralis ricordò come «essere europeisti» non significasse «dover abbattere gli interessi nazionali».

In platea, ad assistere al discorso, fra gli altri, il ministro varesino Roberto Maroni (aveva la delega al Welfare). Altro ritorno fu nel 2009 per la consegna della Girometta d’Oro, l’onorificenza che la Famiglia Bosina, gruppo impegnato a tutelare la tradizione locale, assegna a chi si distingue nella promozione del territorio.

«Parlammo a lungo - ricorda l’ex regiù Augusto Caravati - e mi fece cenno, fra i ricordi della sua infanzia, alle lunghe passeggiate nella zona del Sacro Monte». Salite che, assieme ad altri pendii della provincia dei sette laghi, Monti è tornato a percorrere più in là negli anni in sella a una bicicletta, sua grande passione.

di Enrico Camanzi

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