Varese, 18 dicembre 2016 - Via libera al tavolo di lavoro sulla Quiete. Dopo l’ok del prefetto Zanzi è arrivato anche quello del sindaco Galimberti, che ieri ha incontrato i lavoratori della clinica sotto sfratto e destinata alla chiusura se entro il 9 gennaio non si presenterà un’offerta concreta di acquisto.

Va da sé che i tempi siano strettissimi, perciò il tavolo dovrà riunirsi già settimana prossima. «Non abbiamo ancora una data - spiega l’esponente della Cgil, Cinzia Bianchi -, ma certamente ci incontreremo entro venerdì». Oltre ai sindacati, al primo cittadino e al prefetto, faranno parte del tavolo anche l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, il direttore dell’Ats Insubria, Paola Lattuada, e il curatore fallimentare Luisa Marzoli. «Abbiamo chiesto questa azione concreta - prosegue Bianchi - perché è necessario trovare una soluzione per i lavoratori. Purtroppo stiamo navigando a vista: speriamo che la situazione si sblocchi entro il 9 gennaio».

La data rappresenta il termine ultimo dopo il quale - a meno di interventi «salvifici» - la struttura sarà costretta a chiudere, lasciando senza lavoro 63 persone. «Si tratta in gran parte di infermieri e dipendenti amministrativi - evidenzia l’esponente della Cgil -. Chiediamo un aiuto alle istituzioni, anche se sappiamo che in caso di chiusura definitiva della clinica non sarà possibile ricollocare un numero così alto di lavoratori in altre strutture sanitarie del territorio». Eppure, nei giorni scorsi dal Lazio è arrivata una speranza: l’interessamento di Osa (Operatori sanitari associati), cooperativa con sede legale a Roma e varie sezioni territoriali sparse in mezza Italia, una delle quali a Frosinone. E la città ciociara pare legata a doppio filo al destino della Quiete, perché proprio lì opera Alessandro Casinelli, l’imprenditore fuoriuscito dal Gruppo Sant’Alessandro (che gestiva la clinica) e impegnato in questi mesi a versare piccole quote del canone di affitto e parte degli stipendi arretrati.

«Ci auguriamo - aggiunge Bianchi - che nei prossimi giorni i lavoratori possano ricevere anche le spettanze di settembre e le tredicesime. Ad ogni modo, quella di Osa non è l’unica offerta arrivata ultimamente: anche una società di Treviso, infatti, aveva mostrato interesse, e prima di lei altre. Restiamo però sempre nell’ambito del condizionale: tutti vorrebbero, ma nessuno fa, ed è per questo motivo che abbiamo chiesto aiuto alle istituzioni». Nel frattempo, i lavoratori della clinica mantengono viva la speranza. «Non vogliamo arrenderci - spiegano -. Stiamo parlando dei nostri posti di lavoro e di un’eccellenza del territorio. Noi oggi stiamo lavorando: i pazienti ci sono. Chiudere una struttura così importante e funzionante è assurdo, soprattutto adesso che la situazione stava iniziando a migliorare».

E accanto ai lavoratori ci sono tutti i varesini: centinaia, infatti, i cittadini che sui social manifestano solidarietà ai lavoratori e chiedono che la clinica venga salvata. Il Natale si avvicina, e con esso la scadenza del 9 gennaio: la speranza è che il nuovo anno porti in dote una svolta positiva nell’ambito di una vicenda dai contorni sempre più drammatici.