Saronno (Varese), 3 ottobre 2017 - Il loro legame di amanti, assoluto, complice, solidale, scricchiola sotto la pressione giudiziaria. Fino a quando Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni non prendono strade diverse. Il medico anestesista, aiuto primario al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, e la compagna, infermiera nello stesso reparto, vengono arrestati il 29 novembre di un anno fa. Dividono l’accusa di concorso nell’omicidio del marito di lei, Massimo Guerra; il medico è indagato anche per quattro morti in corsia. Il 31 gennaio e il primo febbraio di quest’anno, in carcere a Como, Laura Taroni è interrogata dal sostituto procuratore di Busto Arsizio, Maria Cristina Ria. Descrive un ménage coniugale di brutalità, «notti infernali», «drammatiche pratiche». Le nasce l’idea non di eliminare ma di «neutalizzare» il coniuge. «L’ho deciso con Leonardo Cazzaniga, fu lui a suggerirmelo. Leonardo mi suggerì di farlo passare per ammalato. Un giorno mi disse che visto che Massimo era sovrappeso avremmo potuto fargli credere di essere diabetico». Il 12 novembre del 2011, al suo primo ricovero al pronto soccorso di Saronno, Massimo Guerra va in arresto cardiaco dopo che Cazzaniga gli ha somministrato due compresse di Tegretol, un antiepilettico. 

Taroni: Arrivati in pronto soccorso Leonardo, con la scusa di somministrargli il Pantorc, che credo risulti in cartella, gli somministrò due fiale di Amarytm (un anti-aritmico, ndr). Pm Ria: Chi era presente a questa somministrazione? T.: Solo io. Ribadisco, l’arresto cardiaco di Massimo è avvenuto dopo che Leonardo somministrò a Massimo due fiali di Almarytm. Pm: Lei sta dicendo che Leonardo Cazzaniga tentò di ucciderlo? T.: No. Pm: Beh, con due pastiglie di Tegretol e due fiale di ... di un antiaritmico. T.: No, tentò di ... cioè di metterlo in una situazione di gravità. Pm: Di ucciderlo, insomma, diamo alle cose il loro nome così... 

La Taroni mantiene la sua versione anche quando le viene ricordato che nessuno dei presenti nel pronto soccorso ricorda la presenza di Cazzaniga.: «Io so con certezza che è stato Leonardo a somministrare l’Almarytm a Massimo». Le viene fatta ascoltare una intercettazione ambientale del 18 agosto 2015 di una sua conversazione con Cazzaniga. Il medico parla dell’«omicidio di tuo marito». La ricorda? «No. Secondo Leonardo, Massimo meritava di morire e lui lo avrebbe fatto morire». Laura Taroni chiede di essere riascoltata. È il 13 febbraio. Lancia un’accusa terribile: «Leonardo ha deciso di uccidere mia madre». Sono entrambi indagati per la morte di Maria Rita Clerici, il 4 gennaio 2014, a Lomazzo, in casa della figlia. 

«Leonardo ha iniettato a mia madre un ‘fibrinolitico’. Si tratta di un medicinale che viene utilizzato in ospedale per sciogliere i coaguli di sangue nei pazienti colpiti da ictus. Si tratta di un farmaco ad uso ospedaliero che si tiene in frigorifero. Si tiene sicuramente nel frigorifero del pronto soccorso e l’ho visto utilizzare in almeno due circostanze». La Clerici soffre per una forte emicrania e una influenza accompagnata da vomito. Preoccupata, Laura Taroni chiama Cazzaniga. Il medico visita l’ammalata per due volte. Per la seconda si presenta poco prima delle 20. «Leonardo aveva con sé il farmaco, una siringa da 10 cc contenente il farmaco che vi ho detto e di cui non ricordo il nome. Prese la scatola dalla tasca della giacca, non ricordo che confezione fosse ma so che in ospedale ce ne sono diversi tipi tra cui una marrone ed azzurra. Estrasse la siringa. Mi disse che mia madre mi aveva trattato male per tutta la vita, che ci avrebbe sempre ostacolato e che lui comunque ci sarebbe stato sempre, quindi dovevamo liberarci di lei. Nel dirmi queste cose le iniettò il farmaco nella giugulare. La scelta non fu casuale perché l’iniezione in giugulare permette che il farmaco entri in circolo più rapidamente».

Pm: Leonardo Cazzaniga le disse che stava iniettando un farmaco a sua madre con l’intento di ucciderla? Taroni: Era assolutamente evidente e io no non l’ho fermato. Pm: Al momento della somministrazione era lucida sua madre? T.: Sì, era solo soporosa. Dopo circa un’ora, il tempo che il farmaco entrasse in azione, mia madre è andata in arresto cardiaco. Pm: Che effetto ha questo farmaco? T.: Provoca una emorragia interna. È un farmaco antiaggregante che scioglie il sangue ed espone a rischio emorragia se non viene monitorato. Pm: La decisione di porre fine alla vita di sua madre fu solo di Cazzaniga? T.: Sì. Pm: Secondo la sua esperienza di infermiera, senza quella somminisrazione sua madre sarebbe viva? T.: Sì.