Saronno (Varese), 10 gennaio 2017 - «Mi sono ricordata della iniezione di fibrinolitico fatta da Leonardo a mia madre guardando in televisione E. R. Medici in prima linea». Lo dice Laura Taroni nel corso del lungo (quattro ore) e tenace controesame da parte dei difensori di Leonardo Cazzaniga in tribunale a Busto Arsizio.

Gli avvocati Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora si producono in un attacco che è insieme frontale e avvolgente per confutare il racconto dell’infermiera, dimostrare quelle che ritengono lacune e contraddizioni, portare avanti una versione antitetica. Non c’è prova, sostengono i due penalisti bresciani, che quel 4 gennaio del 2014 l’anestesista Cazzaniga, all’epoca aiuto primario del pronto soccorso di Saronno, abbia iniettato nella giugulare di Maria Rita Clerici, madre della Taroni, la dose letale di fibrinolitico. È solo la Taroni a parlare dell’iniezione. Di più. Cazzaniga non è presente mentre la Clerici, in casa della figlia, ha le crisi. Quando viene avvertito da Laura, trova una situazione compromessa. Un altro omicidio, anche questo attribuito in concorso alla coppia Cazzaniga-Taroni: Luciano Guerra, suocero di Laura. Per i suoi legali Cazzaniga non è presente nel reparto di medicina, dove Luciano Guerra cessa di vivere, il 20 ottobre 2013, a 78 anni. È al lavoro, in casa, dai genitori. L’iniezione fatale a Maria Rita Clerici. Nell’interrogatorio del 31 gennaio di un anno fa, sentita dal pm nel carcere di Como, la Taroni non ne parla. Lo fa quando chiede di essere riascoltata, il 13 febbraio. Dichiara di avere recuperato l’episodio nel corso dei colloqui con il consulente psichiatrico del suo difensore, il dottor Marco Poloni. Descrive una confezione di colore bianca e marrone, con la scritta “Fibrinolitico”, in uso in ospedale. La difesa Cazzaniga obietta: abbiamo verificato, esistono due confezioni, i colori sono diversi, una bianca e verde e l’altra bianca, verde e viola.

Quando ha recuperato la memoria dell’episodio, è la domanda dei difensori? L’infermiera cita, come stimolo al ricordo, la celebre serie televisiva statunitense dove E.R: è l’acronimo di Emergency Room. Buffoli e Pezzangora vanno oltre. È stato fatto un lavoro certosino sui tabulati telefonici. Quando Maria Rita Clerici ha le crisi, Cazzaniga non le è accanto. È in servizio in ospedale fino alle 14 quando stacca e raggiunge la sua abitazione di Saronno, quindi si porta in quella dei genitori a Cusano Milanino. La Taroni sostiene di averlo chiamato, preoccupata per la madre, e che il medico si reca da lei due volte, alle 19 e alle 20.15. I tabulati, sostiene la difesa, collocano Cazzaniga altrove. Si presenta nella casa di Lomazzo un sola volta. Non fa alcuna iniezione. Si adopera con la bombola dell’ossigeno che Laura tiene in casa. La situazione precipita. È Cazzaniga a chiamare il 118. Sono le 21.30. La morte di Luciano Guerra. La Taroni sostiene di non avere visto Cazzaniga praticare somministrazioni al suocero. Quando risale dopo essere stata alla macchinetta del caffè, lo trova nella camera. Non è solo perché ci sono anche i familiari di un altro degente. I difensori contestano. Cazzaniga è al suo posto, al pronto soccorso. Lui e la Taroni non sono insieme. Lo dicono le due diverse celle telefoniche che agganciano le due telefonate che il medico riceve dalla donna in soli quattro minuti. Cazzaniga non si materializza nel reparto di medicina dove è ricoverato Luciano Guerra. Il medico di guardia lo conosce e non lo nota.