Varese, 26 maggio 2017 - Omicidio Macchi: oggi è il giorno dei periti e degli amici che trovarono il cadavere della ragazza il 7 gennaio 1987. Nuova udienza del processo che vede Stefano Binda, 49 anni, di Brebbia, imputato per l’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa varesina assassinata con 29 coltellate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1987 e ritrovata nella mattinata del 7 gennaio da una delle squadre di ricerca volontarie composte dagli amici della ragazza al limitare dei boschi del Sass Pinì di Cittiglio. Binda, ex compagno di liceo di Lidia, che secondo l’accusa aveva una relazione sentimentale profonda con la vittima, è stato arrestato il 15 gennaio 2016 con l’accusa di aver violentato e ucciso la ventenne.

Questa mattina, nell’udienza davanti alla Corte d’Assise presieduta da Orazio Muscato, viene  analizzata una delle prove cardine dell’accusa, la lettera “In morte di un’amica”, missiva anonima recapitata a casa Macchi il 10 gennaio 1987, giorno delle esequie di Lidia e alcune cartoline scritte da luoghi di villeggiatura da Stefano Binda. Nel corso degli ultimi anni, la consulente grafologica Susanna Contessini ha ricevuto dal sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda, la richiesta di quattro consulenze. La prima risale al 29 luglio 2015. Qui l'incarico era di accertare la riconducibilita alla scrittura di Stefano Binda sia dello scritto anonimo sia della busta che lo conteneva. Castellini ha rilevato che le due scritture sono della stessa mano perché ci sono le stesse costanti grafiche. A questo punto, le è stato chiesto se si tratta anche della stessa scrittura delle cartoline. E anche qui, la consulente ha notato caratteristiche molto simili, come ad esempio il margine lasciato sulla sinistra. La seconda richiesta di consulenza alla Contessini arriva il 5 ottobre 2015. Questa riguarda i manoscritti trovati a casa di Stefano Binda: è sempre la stessa mano s scrivere? La risposta è affermativa, perché le caratteristiche grafiche appaiono molto simili a quelle della lettera anonima e delle cartoline. 

Nella sua deposizione il consulente merceologico Oscar Ghizzoni ha risposto al quesito se il foglio su cui è stata scritta la prosa anonima "In morte di un'amica" provenisse da un quaderno di carta riciclata sequestrato nell'abitazione di Stefano Binda. La risposta del consulente, chimico ed ex ufficiale di complemento del Ris, è stata affermativa, in base alla comparazione tra quel foglio e altre due pagine del quaderno che avevano subito lo stesso processo di invecchiamento e di ingiallimento. Inoltre i fogli presentavano nelle forature gli stessi difetti legati a una  pinzatura manuale o all'impiego di un apparecchio di pinzatura molto semplice.

Fra i testimoni sono stati sentiti anche i 3 giovani che parteciparono alle ricerche di Lidia Macchi. Maria Pia Telmon, Antonio Ferraguto e Roberto Bechis hanno ricordato la drammatica mattina del 7 gennaio 1987 quando in auto raggiunsero la strada sterrata nella zona di Cittiglio e videro la Panda di Lidia abbandonata con una portiera aperta dalla parte del passeggero. Non si avvicinarono e tornarono a Cittiglio per telefonare ai carabinieri. Molto toccante, in particolare, la deposizione di Maria Pia Telmon, che ha pianto ricordando Lidia, sua cara amica.

ha collaborato GABRIELE MORONI