Busto Arsizio, 19 luglio 2017 - "Troppo odio e influenza mediatica negativa” le motivazioni con cui l’avvocato Ennio Buffoli, difensore di Leonardo Cazzaniga, ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno accusato di quattro morti in reparto, ha presentato istanza di incompatibilità territoriale, durante l’udienza preliminare di ieri mattina, in Tribunale a Busto Arsizio, del processo per l’inchiesta “Angeli e Demoni” sulle morti sospette in corsia per avvelenamento da farmaci che, dopo la presentazione delle numerose richieste di costituzione di parte civile, si è conclusa con un nulla di fatto ed è stata rinviata al prossimo 25 luglio. Cazzaniga, visibilmente dimagrito e provato, era presesente in aula.

Assente invece la sua amante e infermiera Laura Taroni, detenuta a Como ed accusata (in concorso con il medico) della morte del marito Massimo Guerra, rappresentata dal suo avvocato Monica Alberti, così come gli undici medici dell’ospedale di Saronno, tra cui l’ex primario del pronto soccorso Nicola Scoppetta, accusati a vario titolo di omessa denuncia, favoreggiamento e falso idelogico, anche loro rappresentati dai legali di fiducia. Imponente il dispositivo di sicurezza richiesto dall’autorità giudiziaria bustocca che, aspettandosi oltre duecento persone tra indagati, parti civili, avvocati dei familiari delle vittime, ha visto l’impiego di oltre una decina di carabinieri che garantissero il sereno svolgimento della prima udienza a porte chiuse.

«E’ stata un’udienza tutto sommato tranquilla, nonostante il numero di persone - ha dichiarato alla fine il Procuratore della Repubblica Gianluigi Fontana - sull’istanza presentata dal legale di Cazzaniga, la Cassazione deciderà in tempi brevi se sospendere il processo, separare la posizione del medico o meno. Ricordo di aver dovuto intervenire io, in passato per chiedere che in rete cessassero gli insulti, ma sono certo che la richiesta dell’avvocato nulla abbia a che fare con la Procura o il Tribunale». Ed è proprio la richiesta dell’avvocato Buffoli ad aver rappresentato il colpo di scena della mattinata. Il legale, appena fuori dall’aula, ha commentato brevemente: «È una richiesta di remissione di incompatibilità territoriale per influenza mediatica negativa e non solo, su cui deciderà la Cassazione». L’udienza, ancor prima del rinvio, ha rischiato di saltare a causa dell’astensione delle camere penali, cui hanno aderito due avvocati di parte civile e tre degli indagati, ma a seguito dell’applicazione del codice di autoregolamentazione, è proseguita comunque. Il gip Sara Cipolla ha raccolto le richieste di costituzione di parte civile, giunte assai numerose.

Tra loro i familiari delle quattro persone decedute dopo essere state trattate con il “protocollo Cazzaniga”, come lo stesso medico era solito chiamare il cocktail di farmaci da somministrare ai pazienti “per alleviarne le sofferenze”, come ha dichiarato nel suo unico interrogatorio a poche ore dall’arresto, il 29 novembre scorso, ovvero i cari di Angelo Lauria, Giuseppe Vergani, Antonino Isgrò e Luigia Lattuada. Hanno chiesto di costituirsi anche l’infermiera Clelia Leto, colei che diede il via alle indagini con un esposto, Codacons, Codacons Lombardia, Aidma Onlus, Confconsumatori Federazione Lombardia, Associazione Codici Onlus, Ordine Nazionale Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano e Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, che rappresenta la categoria degli infermieri. Per quanto riguarda il secondo filone di indagini, ancora non concluso ma che vede Cazzaniga e Taroni formalmente indagati per la morte della madre e del suocero dell’infermiera, Maria Rita Clerici e Luciano Guerra, il prossimo step è la consegna della perizia autoptica sulla salma di Guerra, il cui termine è stato fissato per il 27 settembre (considerata la prematura scomparsa della tossicologa incaricata di alcuni test peritali, ora sostituita), con l’escussione dei risultati il 10 ottobre.