Varese, 8 novembre 2017 - Si torna in aula per il processo sull'omicidio di Lidia Macchi. Una lettera scritta con un normografo e firmata 'Bianchi G.' è stata inviata ai difensori di Stefano Binda, l'uomo accusato di aver ucciso la studentessa di Varese nel gennaio 1987, da una persona che si definisce "un amico»"della vittima e chiede "nuove indagini" su don Antonio Costabile, un sacerdote, all'epoca sospettato dell'omicidio, la cui posizione è stata archiviata nel 2014. La missiva, ricevuta dall'avvocato Patrizia Esposito lo scorso 2 novembre, è stata dichiarata inammissibile dal presidente della Corte d'Assise Orazio Muscato in quanto "è da considerarsi come uno scritto anonimo" e, per questo, non può essere utilizzata nel processo in corso a Varese. Il giudice ha anche disposto la trasmissione della lettera alla Procura di Varese, per valutare un'eventuale indagine a carico di ignoti.

Secondo il presidente della Corte d'Assise la lettera, scritta con un normografo per impedire di risalire alla grafia, è palesemente anonima in quanto "non contiene la firma dell'autore o elementi che consentano di risalire all'autore". La vittima, infatti, non aveva amici o conoscenti identificabili come 'Bianchi G.'. Nel corso dell'udienza il sostituto pg di Milano Gemma Gualdi aveva chiesto la trasmissione della lettera al suo ufficio per "procedere per il reato di depistaggio a carico di ignoti", opponendosi all'acquisizione tra gli atti del procedimento. L'autore della missiva ha rivolto una serie di accuse al sacerdote (risultato estraneo all'omicidio di Lidia Macchi) sostenendo, tra l'altro, che "a don Antonio piaceva toccare le ragazze". Frasi ritenute "calunniose" dall'avvocato Daniele Pizzi, legale della famiglia Macchi, che ha sottolineato in aula che "la figura di don Costabile è già stata attenzionata a 360 gradi dagli inquirenti".

In aula, oggi, sono state ascoltate in aula altre due persone che parteciparono alla vacanza a Pragelato, in Piemonte, organizzata da Gioventù Studentesca nel gennaio 1987. Hanno affermato di non ricordare se Binda, che ha sostenuto di aver partecipato alla gita nei giorni in cui avvenne il delitto, fosse presente. Ha anche preso la parola Stefano Binda riguardo l'agenda trovata nella camera di Lidia, sulla quale è stata trovata l'annotazione 'Stefano Binda (Brebbia)' accanto ad un numero di telefono. E ha fatto alcune precisazioni su alcune cifre del numero. Poi, si è avuta l'impressione che l'imputato volesse aggiungere altro, ma le sue dichiarazioni sono state interrotte.

I legali dell'unico impitato hanno chiesto di ascoltare come teste Pier Giorgio Vittorini che, lo scorso aprile, aveva scritto alla Corte dicendo di aver ricevuto mandato di rappresentare il presunto e vero autore della lettera 'In morte di un’amica', missiva anonima recapitata a casa Macchi il 10 gennaio 1987 giorno dei funerali di Lidia Macchi. Il componimento, contenente riferimenti che secondo gli inquirenti solo l'assassino poteva conoscere, era stato attribuito a Binda sulla base del racconto di una testimone che quasi trent'anni dopo il delitto aveva riconosciuto la sua scrittura e di esami calligrafici disposti dal sostituto pg di Milano Carmen Manfredda (ora in pensione e sostituita dal sostituto pg Gemma Gualdi per rappresentare l'accusa nel processo a Varese), che nel 2013 aveva avocato le indagini sfociate nell'arresto dell'uomo, ex compagno di liceo della vittima. Gli avvocati hanno fatto sapere che Vittorini è pronto a testimoniare in aula, ma non a rivelare il nome del cliente in rispetto del segreto professionale.  Nell'istanza di tale richiesta, gli avvocati di Binda hanno allegato un libro scritto da Pasquale Virgilio, intitolato 'L'assassino di piazzale Lotto racconta a Guido Vergani. Il Diario e la Testimonianza di Pasquale Virgilio'. La Corte d'Assise non ha però ritenuto necessario ammnettere la testimonianza dell'avvocato bresciano Vittorini.

 

Il procedimento riprenderà il prossimo 19 dicembre. In quella data è previsto il deposito delle relazioni dei periti che hanno analizzato i resti di Lidia Macchi. Gli esperti si sono concentrati in particolare sull'analisi di peli, capelli e materiale biologico e sulla comparazione con il Dna di Binda.  Al vaglio anche altri reperti, emersi quando il processo era già in corso. Il 19 dicembre è prevista anche l'audizione dell'ultimo testimone della difesa, Paola Bonari, l'amica che Lidia Macchi incontrò all'ospedale di Cittiglio prima di scomparire. 

ha collaborato GABRIELE MORONI