Varese, 30 novembre 2017 - Alcatraz a Le Iene: denunce a pioggia. La procura di Varese pronta a presentare querela per diffamazione e violazione del segreto istruttorio. Nel servizio compaiono atti non ammessi al processo. E Angelo Cassano, 43 anni, imputato nel processo che si è rivolto alla trasmissione televisiva, è indagato in altro procedimento. Alla guardia giurata è stato notificato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini per un secondo procedimento che lo vede protagonista.

Secondo l’accusa Cassano, che davanti alle telecamere de Le Iene si è dipinto come vittima della procura di Varese (e anche per questo sarà denunciato) è indagato per truffa ai danni dello Stato. Per 10 anni, stando a quanto accertato dagli inquirenti, durante i permessi parentali o chiesti per malattia, avrebbe in realtà lavorato come buttafuori in locali tra Italia e Svizzera. Di fatto, per la procura, avrebbe finto di stare male, incassando in ogni caso gli indennizzi, andando a lavorare altrove e intascandosi così un doppio stipendio. Alcatraz è processo molto famoso in provincia di Varese.

Nel febbraio 2014 tre detenuti evasero dal carcere di Varese in modo rocambolesco. Si calarono dalla finestra, dopo aver segato le sbarre e usarono bidoni nel cortile per saltare il muro di recinzione. Per la procura qualcuno aiutò i fuggitivi, tutti ripresi in 48 ore. A processo oggi ci sono 5 guardie penitenziarie, tra cui Cassano, accusato tra l’altro di aver chiesto a uno degli evasi di far picchiare il suo comandante “reo” di far rispettare le regole. Cassano, che è il solo imputato a comparire nel servizio de le Iene, si sarebbe rivolto al programma televisivo. Facendo un autogol. Cassano afferma di essere estraneo ai fatti perché quella notte si trovava nella porta carraia all’ingresso dei Miogni e da quel punto non poteva sentire i fuggiaschi che segavano le sbarre. Ma in aula i colleghi di Cassano hanno riferito come da quel punto di notte si sentano tutti i rumori del piccolo carcere di Varese. Un agente, interrogato, ha affermato ad esempio di aver udito distintamente le lime che segavano le sbarre durante una simulazione, nel 2014. Il detenuto testimone ha confermato le accuse ed è considerato credibile. Nulla di quanto apparso nel servizio televisivo appare vero. Di qui la decisione della procura di procedere con le denunce.