Varese, 13 aprile 2017 - "Sono passati trent’anni. Forse ci siamo. Speriamo". Paola Bettoni, la madre di Lidia Macchi, ieri era in aula accanto al legale di parte civile Daniele Pizzi. Una donna straordinaria che da 30 anni aspetta la verità sull’efferato omicidio di Lidia, la sua bellissima figlia, ragazza d’oro, studentessa di giurisprudenza dai voti stellari, militante di Comunione e Liberazione, che con il fondatore del movimento don Giussani ha avuto una corrispondenza personale. Lidia fu ammazzata con 29 stilettate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1987: il cadavere fu trovato il 7 gennaio al limitare dei boschi del Sass Pinì a Cittiglio. Pe 27 anni quel delitto pareva destinato a rimanere senza risposte, poi il nuovo impulso alle indagini dopo l’avocazione del fascicolo da parte della procura generale di Milano. Il 15 gennaio 2016, con l’accusa di aver assassinato la giovane, fu arrestato Stefano Binda, 50 anni, di Brebbia, ex compagno di liceo e amico della vittima ai tempi dell’omicidio. Paola Bettoni da quel momento ha sempre mostrato un equilibrio e una lucidità incredibili. Le stesse qualità che l’hanno contraddistinta anche ieri in aula. Davanti a lei, appoggiata accanto alla borsetta, c’era la foto di Lidia: quella pubblicata da tutti i giornali dove la ragazza sorride sistemandosi un cappello a tesa larga.

"Dietro – spiega Bettoni – è stampata la poesia che Stefania (la sorella di Lidia, ndr) scrisse per lei quando Lidia fu tumulata. È un lunghissimo saluto, pieno d’affetto, pieno d’amore, alla sorella che le è stata portata via". È calma Paola Bettoni mentre parla: gli occhi tradiscono però tutto il dolore patito in 30 anni. "Sabato sarà il primo anniversario della morte di mio marito", Giorgio Macchi, il padre di Lidia scomparso il 15 aprile 2016. Fu la moglie Paola a sussurrargli, mentre era già molto malato in quel gennaio 2016: "Forse l’abbiamo preso". "È il primo anniversario della morte di mio marito e io continuo a sperare di arrivare alla verità. È la sola cosa che chiedo. Non un colpevole, ma il colpevole. Se è stato lui voglio che quando usciremo da quest’aula non vi siano dubbi – dice la madre di Lidia – Voglio soltanto la verità". Mamma Paola ha poi sussurrato ciò che aveva già ripetuto in un’altra occasione: quando fu decisa la riesumazione della salma della figlia. Un altro momento dolorosissimo. "Io sono certa, ho fede, che la verità arriverà quando Lidia lo vorrà – spiega Bettoni – Giustizia sì, ma giustizia certa". Paola Bettoni ripete verità dando alla parola un suono straordinario. Ed è a mamma Paola che il sostituto procuratore generale Gemma Gualdi s’è rivolta nella sua introduzione al caso: "Paola una mater dolorosa e coraggiosa, per lei dovrete, dovremo, perseguire soltanto la verità. Qualunque essa sia".