Varese, 29 settembre 2917 - Aiutava un padre indigente non facendogli pagare alcuni acquisti: assolto per tenuità del fatto il cassiere generoso di Varese. Il giudice Orazio Muscato ha assolto così anche il giovane padre che aveva usufruito di quegli “sconti” illegittimi: i due erano accusati di furto in concorso.

La sentenza è stata pronunciata ieri mattina: "I fatti erano incontestabili. L’assoluzione tuttavia credo tenga conto della buona fede del mio assistito - commenta Andrea Fontana, difensore del cassiere dal cuore d’oro - il suo agire non era spinto da spirito di lucro o indebito guadagno, piegando un termine giuridico alla situazione si è trattato di animus donandi". Fontana aggiunge: "Il mio assistito del resto ha già pagato con la perdita del lavoro. E a tutt’oggi non è ancora riuscito a trovare un impiego fisso".

La catena di supermercati, dove lavorava il giovane varesino di 22 anni, lo ha infatti licenziato in tronco. "Senza possibilità di ricorso", precisa il difensore. La posizione della società è legittima e si può così riassumere: la carità falla con i tuoi soldi, non con la mia merce. "La stessa società - precisa Fontana - non si è costituita in giudizio visti i fatti e soprattutto la cifra irrisoria delle merce per così dire donata".

I fatti risalgono al 2015. Il giovane cassiere lavorava in uno dei punti vendita varesini di una catena di grande distribuzione. Dalla sua postazione aveva notato quel ragazzo di origine marocchina di un paio d’anni più vecchio di lui. Un padre indigente che aveva perso il lavoro e doveva badare a un figlio appena nato. I due si conoscevano di vista ma non si sono mai frequentati al di fuori delle corsie del supermercato.

Il ventiduenne, vedendo quel giovane uomo in difficoltà, depositare il minimo indispensabile sul nastro della cassa per limitare le spese, si è messo una mano sul cuore. E non ha battuto tutti gli articoli destinati alla sussistenza del neonato: pannolini e latte in polvere. Con un’abile gioco di mano, passava al lettore scanner pane e pasta, facendo scattare il classico bip, e contemporaneamente metteva nella busta della spesa del padre indigente quei prodotti per la primissima infanzia senza conteggiarli. In tutto merce per un valore di 30 euro. L’ammanco era però stato notato al momento della chiusura dei conti: il cassiere era stato denunciato e con lui il “complice” che si era poi ripresentato alla cassa sperando in un nuovo aiuto. Ieri la sentenza.