Busto Arsizio,5 ottobre 2017 - C'è una “resistenza culturale” in città, è quella delle sale cinematografiche che a Busto Arsizio propongono film di qualità grazie alla rassegna Sguardi d’essai, giunta ormai alla quattordicesima edizione e partita ieri sera, di cui è coordinatore Paolo Castelli.

Castelli, 57 anni, direttore esecutivo del BAFF (Busto Arsizio Film Festival), docente all’Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni e al Politecnico, è con altri appassionati di cinema animatore di questa “resistenza” ai tempi dei multisala. Sembrerebbe una missione impossibile, invece non è così, come racconta proprio Castelli che di recente ha scritto il “manifesto per lo slow cinema”.

Castelli, lei e il cinema, la passione quando è nata?

«Da bambino, trasmessa da mio papà, Giancarlo, docente e grande appassionato di cinema, autore di monografie critiche (Altman, Penn) fondatore del Centro Studi Cinematografici nazionale e promotore a Busto del primo cineforum. In vespa girava a commentare i film nelle rassegne, tante volte l’ho accompagnato».

Lei è direttore esecutivo del BAFF, un festival che è diventato negli anni sempre più importante.

«La prima edizione risale al 2003, prima di allora per 13 anni avevo organizzato Cartoonia & dintorni, un’esperienza importante, il Baff ha rappresentato una svolta, con una precisa mission, l’attenzione al cinema italiano e il coinvolgimento delle scuole, dei giovani, ai quali trasmettere la passione per il cinema in sala e di qualità. Una delle sezioni del festival è “Made in Italy – Scuole”, con la quale registi, attori, sceneggiatori incontrano gli studenti. Il successo del Baff ha poi portato nel 2008 alla nascita dell’Istituto cinematografico Antonioni».

A Busto non c’è un multisala, la città può essere simbolo di un altro modo di “andare al cinema”?

«Mi piace pensare a Busto come “roccaforte del cinema d’essai”. È partita proprio in questi giorni la nuova edizione della rassegna Sguardi d’essai, sono quattro sale coinvolte: Manzoni, Fratello Sole, San Giovanni Bosco e Lux. Siamo all’edizione numero 14, un bel percorso. Proponiamo con la rassegna 30 film di qualità all’anno per ogni sala, il pubblico segue con attenzione, interesse, ci sono film che senza “Sguardi d’essai” non arriverebbero mai in provincia, costringendo le persone a dover andare nei blasonati cinema di Milano. E la rassegna è indubbiamente occasione per educare al cinema e trasmettere quella passione che, devo dire, in città non manca. Così quelle monosale che a Busto funzionano sono il simbolo di una “resistenza culturale” che difende e promuove la qualità di quello che io definisco “Slow cinema”».

Castelli, lei per il cinema come Carlin Petrini con slow food?

«Ho scritto un manifesto per lo slow cinema, si può leggere sul sito di sguardi d’essai.com, si tratta di consumare i film piano, con lentezza, in sala, condividendo quel momento, un cinema di meditazione, contemplazione e di emozioni, rispetto al fast, al consumo veloce dei multisala, dove perdi 25 minuti solo per la pubblicità e l’intervallo spezza l’emozione. Le sale cittadine che resistono danno, invece, un’ offerta di qualità importante. Salvarle vuol dire salvare un luogo magico per le emozioni e salvare i film di qualità dalla scomparsa improvvisa. E Busto può essere davvero un simbolo per lo slow cinema, che vuol dire essere in grado anche di trasmettere la passione per il cinema d’autore in sala monoschermo ai giovani. È questa la sfida educativa».