Varese, 29 gennaio 2017 - Una piacevole new entry – Riccardo Bassetti - tra gli chef stellati che onorano la sponda orientale del lago Maggiore, i piccoli centri della provincia che nel mondo della ristorazione surclassano le grandi aree urbane, una timida presenza di ristoranti blasonati compensata da una buona presenza di trattorie e locande dove si può mangiare bene senza svenarsi.

C’è indubbiamente una geografia della buona cucina nel Varesotto, tracciata dalle maggiori guide gastronomiche che campeggiano sugli scaffali delle librerie. La guida Michelin ovviamente primeggia per autorevolezza. Quattro i grandi riflettori della guide rouge, esattamente come nel 2016, perché se Laveno Mombello e il bel ristorante La Tavola dell’hotel «Il Porticciolo» salgono sul palcoscenico portando a casa una stella che premia il talento del giovane Riccardo Bassetti, nell’edizione 2017 non c’è più traccia della stella che fino al 2016 vantava Il Sole di Ranco.

Tant’è. i nomi sono tosti: e assieme al bravo cuoco di Laveno, non si può non menzionare l’etoilé Ilario Vinciguerra con il suo locale di Gallarate e i colleghi Silvio Salmoiraghi dell’Acquarello di Fagnano Olona e Rita Possoni del Ma.Ri.Na di Olgiate Olona. E se il Varesotto non viene indicato come il Bengodi dell’alta cucina, la stessa Michelin rende comunque omaggio ai locali dove si spende relativamente poco (entro i 32 euro) e dove il rapporto qualità/prezzo è considerato ottimo: i ristoranti Al Vecchio Faggio di Cuasso al Monte, Tipamasaro di Gavirate e Gibigiana di Rancio Valcuvia.

Interessanti anche le sentenze del Gambero Rosso, che disegna una sua mappa delle migliori cucine locali, piazzando al primo posto (91 punti) il ristorante «Vinciguerra» e a seguire, Il Sole di Ranco (86) e il Luce di Varese (scelta che finalmente mette sul piedestallo anche il capoluogo), quindi il Ma.Ri.Na. (82 punti) e – con 81 punti ciascuno - l’Acquarello di Fagnano, La Tavola di Laveno e Le Colonne ancora di Varese firmato dal bravo Silvio Battistoni.

Classifica parzialmente simile quella della Guida dell’Espresso: tre cappelli all’AcquarellO e due cappelli al Vinciguerra e al Ma.Ri.Na. Mentre Marco Gatti e Paolo Massobrio, nel loro «Taccuino 2017», concedono la famosa «Corona radiosa» ai ristoranti Il Sole di Ranco, Ma.Ri.Na e Vinciguerra, ma anche al Blend 4 di Azzate e al Luce di piazza Litta a Varese.

Decisamente avara invece la guida Slow Food «Osterie d’Italia 2017», con tre soli indirizzi meritevoli di riconoscimento per capacità di rappresentare il territorio: il locale di Valter Nerito a Cantello, il Barchet di Curiglia con Monteviasco e lo Smeraldo di Dumenza. Alla fine, la fotografia forse più equilibrata è forse quella scattata dall’edizione 2017 de «Le Buone Tavole della tradizione» edita dall’Accademia Italiana della Cucina, che premia la tipica cucina regionale. Sei indirizzi citati (sui 55 in Lombardia): il Melograno di Angera, l’Osteria di Nerito di Cantello, Verderamo di Castello Cabaglio, Le Due Lanterne di Induno Olona, La Locanda del Chierichetto di Malnate e l’Osteria di piazza Litta di Varese.