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Dall’Adda fino al Ticino Cap Holding vuol diventare il gigante dell’acqua potabile

I progetti di espansione dopo le prime fusioni. La compagnia guarda a Milano. I soci di Monza e Lodi decisi a prendere la loro strada

di Luca Zorloni

Alessandro Ramazzotti, presidente di Cap Holding
Alessandro Ramazzotti, presidente di Cap Holding
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di Luca Zorloni

Assago, 21 marzo 2013 - La strada dove sta nascendo la nuova Cap Holding spa, la società che gestisce il servizio idrico integrato della provincia di Milano, ha un nome suggestivo, via del Mulino, ad Assago, che però non rende giustizia alle dimensioni industriali della società, ora ai vertici delle public utilities nazionali. Con 567 milioni di euro, frutto della fusione con Tam, Tasm e Ianomi, le altre compagnie idriche del Milanese, Cap è la prima monoutility italiana per capitalizzazione. Il doppio di Acquedotto Pugliese, il 50% in più di Smat Torino. Il fatturato 2012, stimato in 232 milioni di euro, la pone al sesto posto in Italia. Ogni anno distribuirà 242 milioni di metri cubi di acqua a due milioni di persone. Da martedì Cap ha la responsabilità delle reti idriche dall’Adda al Ticino, un regno i cui confini non si vedono dagli uffici al quinto piano del palazzo di via del Mulino.

Ciò che si vede chiaramente è l’ingresso di Milano, l’unico dei 134 Comuni della medesima provincia che ancora non rientra nel portfolio clienti di Cap. La società ha messo gli occhi sull’acqua del capoluogo. L’unione delle autorità d’Ato (l’ambito territoriale ottimale) di provincia e Comune e l’istituzione della città metropolitana potrebbero accelerare i piani di Cap. Resta l’incognita sul destino di Metropolitana milanese, che al momento gestisce il servizio della Madonnina. Per ora Cap ha di che brindare. Martedì 80 sindaci dei Comuni soci di maggioranza sui 197 complessivi, pari al 67,4% delle quote, hanno dato l’ok all’incorporazione delle altre società. Ora Tam, Tasm e Ianomi dovranno approvare i propri bilanci 2012 entro maggio, poi i cda saranno sciolti e sarà sottoscritto l’atto di fusione.

Entro fine 2013 l’Ato della provincia di Milano stilerà il nuovo piano d’ambito pluriennale, il documento che descrive gli investimenti sulla rete idrica, infine palazzo Isimbardi procederà all’affidamento del servizio. Cap ha i numeri per intervenire sul ciclo dell’acqua e adeguarlo agli standard europei entro il 2015, quando scatteranno le multe della Ue se ci saranno ancora pecche. 

Il battesimo del gigante è stato accolto tiepidamente in Brianza. Cinque sindaci dell’area, che sedevano nell’assemblea dei soci di Cap, si sono astenuti dal voto sulla fusione. Negli ultimi mesi Cap sta lavorando con Brianzacque all’accordo sulle interconnessioni acquedotto e fogna per le città brianzole che insistono sulle reti idriche del milanese. Inoltre le due società stanno effettuando lo scorporo del ramo milanese di Idra Patrimonio, compagnia dell’acqua a cavallo delle provincia di Milano e Monza. In sostanza, la Brianza vuole essere indipendente dalla Madonnina, affidando il servizio idrico a una propria società locale. Anche i soci lodigiani di Cap hanno deciso di prendere la porta. Entro l’anno confluiranno nella loro azienda provinciale, Sal. A conti fatti, la partita dell’acqua assume sempre più i contorni e i confini di quella delle province.

luca.zorloni@ilgiorno.net

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