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Checchi: "Amo San Donato Quella frase è stata travisata"

Messo sotto accusa dalla rete, il sindaco si difende. "Non accetto che sia stato intaccato l’onore e il rispetto del primo cittadino, non posso permettermi di passarci sopra. Quel video è un’offesa per tutta la città"

di Patrizia Tossi

San Donato, il sindaco Andrea Checchi (Newpress)
San Donato, il sindaco Andrea Checchi (Newpress)
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San Donato Milanese, 12 aprile 2013 - Messo sotto accusa dalla rete, il sindaco si difende. «Non accetto che sia stato intaccato l’onore e il rispetto del primo cittadino, non posso permettermi di passarci sopra. Quel video è un’offesa per tutta la città». È la riposta di Andrea Checchi al video choc pubblicato su YouTube dal fondatore dell’associazione «Dream Lair», David Dall’Aglio. A scatenare la bufera sono state alcune frasi dai toni forti, anzi fortissimi, pronunciate dal sindaco Checchi durante un incontro a porte chiuse sulla gestione della Club House, una costruzione che si trova sulle sponde del laghetto, consegnata al Comune nel 2008 e rimasta al palo per cinque anni. «San Donato è una città bastarda» è la frase incriminata e pronunciata dal primo cittadino, un pugno nello stomaco per molti sandonatesi. «Non è un pensiero negativo sulla città — si difende Andrea Checchi —, sono fiero di essere il sindaco di San Donato.

È un impegno che costa molti sacrifici, per questo sono ancora più amareggiato da chi cerca di trovare il male dove non esiste». I social network sono inferociti, le reazioni della gente sono nette. «È una frase forte e mi assumo tutta la responsabilità — continua il sindaco —, ma è sbagliato estrapolarla dal contesto, è stata detta dopo tre quarti d’ora di colloquio. Il mio è stato solo un modo, scorretto, di comunicare uno stato d’animo. Il significato era diverso». E prosegue: «Mi riferivo al fatto che la città fa fatica ad accogliere la libera iniziativa dei giovani, il mio non era un parere negativo su San Donato. Quello che non capisco è perché in quel video sono state registrate solo le mie riposte e non le domande del mio interlocutore».

Di quel video ormai si parla in tutto il Sud Milano, le visualizzazioni stanno crescendo di ora in ora. Il titolo è forte, così come il contenuto. «Ostaggio di una pubblica amministrazione», il nome del filmato, che dura una trentina di minuti. «Non ho mai tenuto in ostaggio e vessato nessun cittadino — continua Checchi — , ci sono altri strumenti per ottenere un risultato, non bastano delle frasi a metà estrapolate da una chiacchierata per avere ragione. L’affidamento definitivo di quel locale è fermo perché esistono dei problemi legati alla procedura amministrativa, ma per ora non posso dire quali sono i motivi».


Gli avvocati stanno scandagliando le riprese pubblicate su internet e il sindaco ha annunciato una querela per diffamazione. Due settimane fa, il Movimento5Stelle ha presentato un’interrogazione in consiglio comunale per fare luce sulla vicenda. «Chiediamo quali sono i problemi di natura legale, a cui ha fatto riferimento il sindaco in una seduta del consiglio comunale, che hanno impedito di dare corso all’assegnazione definitiva — spiegano i consiglieri grillini Alessandra Salamina ed Enrico Giampieri — e i motivi per cui non è stato indetto un nuovo bando di gara. A tale interrogazione non è tata ancora fornita una risposta pur essendo scaduti i termini per riceverla». E questo rimane il punto oscuro della vicenda.

patrizia.tossi@ilgiorno.net

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