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Rinasce la Maflow: padroni gli ex operai

Trezzano, nasce una cooperativa

Reddito uguale per tutti e notti in fabbrica per non lasciare scoperta l'entrata: la nuova vita dell'impianto di via Boccaccio, dai componenti per auto al riciclo dei rifiuti

di Francesca Santolini

I lavoratori della Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio (Monia Di Santo-Spf)
I lavoratori della Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio (Monia Di Santo-Spf)

di Francesca Santolini

Trezzano sul Naviglio, 9 marzo 2013 — Si chiama Ri-Maflow la prima cooperativa di lavoro formata da operai e operaie in cassa integrazione, una nuova fabbrica senza padroni in cui l’attività è autogestita, il reddito uguale per tutti, ma soprattutto si respira quella dignità che sfruttamento e speculazione edilizia hanno tentato di cancellare. Si chiama proprio Rinascita Maflow la nuova sfida che ha preso forma qui, in via Boccaccio, negli ex capannoni della multinazionale leader nella produzione di componenti per le autovetture ormai dismessa.

«Abbiamo lavorato una vita in questo capannone e ora non accettiamo di essere buttati via così —spiega Giuseppe Corteggiani —. Per questo abbiamo fondato la cooperativa e occupato questi spazi che consideriamo nostri: una sorta di auto risarcimento per il sudore che abbiamo versato in questi anni. Fatica annullata dalla delocalizzazione della fabbrica e dell’addio alle commesse Bmw che eravamo riusciti a riconquistare con la nostra professionalità».

Dopo il trasloco della Maflow Brs in Polonia con una lunga trattativa che ha visto sedere al tavolo la società controllata di UniCredit, proprietaria dell’area (30mila metri quadri, di cui 14 mila coperti) l’amministrazione comunale e i lavoratori, la cooperativa è riuscita ad ottenere gli spazi in comodato gratuito, almeno per qualche mese. Così è nato Occupy Maflow, uno spazio riconvertito che fa del riutilizzo e del riciclo di materiale di scarto il core-businnes.

«Ispirandoci alle fabbriche recuperate in Argentina e i recenti casi in Spagna e Grecia – spiega Maria Rosa Missaglia – abbiamo realizzato una cooperativa nella tradizione del mutuo soccorso dove tutti prendono lo stesso stipendio e in cui ci dividiamo il lavoro senza bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare». Abbandonati gli striscioni da battaglia, quella lotta che i 330 lavoratori Maflow hanno condotto per anni prima di arrendersi alla chiusura definitiva della fabbrica nell’ottobre scorso, nello stabilimento e al suo esterno si respirano solo messaggi positivi.

La lettera R di rinascita ma anche di recupero, riappropriazione e reddito è una costante. «Abbiamo realizzato una cucina e una zona notte e la sera ci organizziamo per non lasciare mai scoperta l’entrata — spiega Vincenzo Leone —. Non possiamo permetterci che nulla vada storto». «Dopo che i polacchi hanno portato via le macchine ci siamo attrezzati con quello che potevamo — spiega Pietro Monticelli — ma abbiamo bisogno di tante cose. Ci siamo rivolti anche alla parrocchia per avere indicazioni su come reperire finanziamenti».

«Stiamo cercando — spiega Donatella Mazzola —. nuove commesse contattando le amministrazioni della zona ma anche a privati. Abbiamo trovato un primo cliente a Bolzano tramite facebook». «Lunedì avremo un incontro con i gruppi di acquisto solidale di Baggio — spiega Massimo Bollini — potremmo ospitarli in questo spazio insieme ad artigiani. In questo modo potremmo pagare l’affitto».

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