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Lavori interrotti a Pieve, costruttori dal Comune

Il movimento delle 24 famiglie autonome

Per finire le case mancherebbero tre mesi di lavoro e 1 milione e 280mila euro. Intanto le abitazioni, in stato di abbandono, sono a rischio danneggiamento a causa delle intemperie

Famiglie di autocostruttori di Pieve

Pieve Emanuele, 24 novembre 2011 - L’autocostruzione ha messo in mutande 24 famiglie pievesi che hanno protestato l’altra sera in consiglio comunale. Si tratta solo del primo lotto di case costruite in autocostruzione mentre un secondo lotto progettato non è mai partito. Gli acquirenti, giovani coppie che avevano partecipato al bando nel lontano 2004, ce l’hanno messa tutta. Hanno contribuito con il monte ore a realizzare la loro casa ma da giugno i lavori sono fermi perché mancano i soldi per gli interventi che spettano al comune.

E ora le case rischiano di venire deteriorate dalle intemperie e dall’abbandono ancor prima di essere terminate. «Manca un milione e 280 mila euro per terminare queste case. Soldi persi per inefficienze certamente non dovute agli autocostruttori - spiega Marco Frattini uno dei pievesi che ha iniziato questa avventura che avrebbe dovuto consentire l’acquisto di una casa a prezzi popolari pagando anche con ore di lavoro, e che invece si è trasformata strada facendo in una disavventura.
«Il cantiere è rimasto fermo molte volte perché mancava il materiale o perché il comune non aveva pagato i fornitori facendo si che i costi si dilatassero - spiega ancora Frattini - Vorremo sapere che fine hanno fatto questi soldi?

Inoltre il comune da quando è iniziata l’autocostruzione paga un mutuo di 150 mila euro che ha durata ventennale e che serve a coprire i costi del progetto iniziale, 2 milioni e 300 mila euro. Costi che gli autocostruttori avrebbero coperto pagando l’affitto, e il riscatto poi, dell’appartamento e che invece ricadono sulla collettività. I pievesi per questi errori pagano 15 mila euro all’anno di interessi. Le case avrebbero dovuto essere pronte da tempo. I lavori sono iniziati nel 2005 quando molti di noi vivevano in affitto e hanno disdetto i contratti. Ora si trovano con sfratti per finita locazione e senza la casa nuova. Inoltre avendo partecipato al bando dell’autocostruzione non abbiamo potuto partecipare ai bandi per le case popolari».

Per finire le case mancherebbero tre mesi di lavoro e 1 milione e 280 mila euro ma si rischia che se i soldi non vengono trovati in tempi rapidi e non ripartono i lavori, le intemperie danneggeranno le case e serviranno più soldi di quelli previsti per terminare l’opera. «Questo progetto di integrazione sociale voluto e iniziato dalla precedente amministrazione è una delle risposte nate per aiutare a risolvere l’emergenza abitativa a Pieve Emanuele - spiega Paolo Festa, capogruppo del Pd - e prevede la realizzazione di 24 alloggi famigliari da affittare entro per un periodo di 10 anni e con diritto di riscatto alla scadenza, a quei nuclei famigliari che si sono impegnati a realizzare in forma diretta la costruzione delle proprie abitazioni secondo modalità di autocostruzione organizzata.

I lavori del cantiere in questi anni sono andati a rilento e ora sono fermi da diversi mesi e ormai per le 24 famiglie di autocostruttori, dopo cinque anni di attesa e di lavoro, è diventata una necessità avere una casa. Hanno chiesto diverse volte un incontro con l’amministrazione comunale per capire i tempi di realizzazione e cosa pensava il sindaco e i suoi assessori di questo progetto, ma sono stati ricevuti solo dai tecnici comunali che non hanno dato risposte esaustive. «Pertanto chiediamo al sindaco e all’assessore competente di incontrare entro due settimane gli autocostruttori e di terminare i lavori dell’autocostruzione entro la primavera 2012
«In riferimento alla mozione sull’autocostruzione discussa nella scorsa seduta di consiglio comunale, l’amministrazione ha preso l’impegno di informare entro la data del 10 dicembre il consiglio comunale - spiega il sindaco Rocco Pinto - poiché si è in attesa di ricevere risposta dalle preposte strutture regionali, in quanto promotrici dell’intervento di autocostruzione».

di Massimiliano Saggese

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