Melegnano (Milano), 8 settembre 2017 - Topi a scuola, la materna di via Campania resterà chiusa fino al 22 settembre. In attesa della riapertura dell’istituto, i 200 iscritti saranno ospitati alla palazzina Trombini, in via Medici. L’anno educativo 2017-2018 inizia con qualche difficoltà a Melegnano, dove il Comune si è trovato a fronteggiare un problema di carattere igienico-sanitario: la presenza di alcuni “topolini delle case” nei locali della scuola dell’infanzia “L’Aquilone”. Da qui l’ordinanza emanata dal sindaco Rodolfo Bertoli (Pd), che ha imposto uno slittamento della riapertura settembrina dell’edificio, per consentire l’esecuzione degli interventi di disinfestazione, pulizia e sanificazione. In un primo momento era stata prevista la sospensione delle attività fino al 9 settembre, con la riapertura fissata per lunedì 11.

In realtà, in corso d’opera ci si è resi conto che l’operazione di bonifica avrebbe richiesto più tempo del previsto. Così, nella giornata di ieri, sul sito del “Giuseppe Dezza” (il comprensivo al quale la scuola fa capo) è comparsa una comunicazione alle famiglie: via Campania resterà chiusa ancora per due settimane. Nel frattempo, a partire da lunedì gli alunni saranno accolti nella palazzina Trombini, un edificio con funzioni socio-culturali, chiuso da anni, che verrà riaperto proprio per fronteggiare l’emergenza. «Ci sono le condizioni per un utilizzo, ancorché temporaneo, della struttura, al piano terra – conferma Marialuisa Ravarini, assessore al patrimonio e demanio -. Nel fine settimana verranno effettuate le operazioni di pulizia e i locali saranno allestiti con l’arredo scolastico di base; anche il servizio di refezione verrà garantito».

La questione, com’è immaginabile, ha acceso il dibattito politico. In particolare, il coordinatore locale di Fratelli D’Italia Marco Rossi ricorda che la situazione sta creando più di un disagio ai genitori dei giovani iscritti. «Perché questa settimana non si è stati in grado di offrire uno spazio alternativo per ospitare i bambini?», domanda Rossi. E prosegue: «È evidente che il Comune dovrà farsi interamente carico dell’acquisto di nuovi materiali ed arredi, in sostituzione di quelli smaltiti, senza domandare alcun contributo economico alle famiglie».