San Giuliano (Milano), 18 novembre 2015 - Era stato condannato  all’ergastolo con l’accusa di avere ucciso con una coltellata al cuore l’ex compagna, Antonia Bianco, 43 anni, al culmine di una lite il 13 febbraio 2012 a San Giuliano Milanese. Carmine Buono, idraulico 58enne, è stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il presunto assassino, condannato in primo e in secondo grado con il carcere a vita, è tornato libero in attesa di un nuovo processo davanti alla corte d’Appello, come deciso dalla Cassazione che il 4 novembre ha annullato il secondo grado con rinvio. Scaduti i termini di custodia nel carcere di Pavia, l’uomo è stato liberato, e ora è sottoposto al solo obbligo di dimora.

Detenuto dal 3 aprile 2012, quando fu arrestato su ordinanza della Procura della Repubblica di Lodi, al termine di quasi due mesi di indagini, Buono si è sempre dichiarato innocente pur essendo, ormai, l’unico imputato per l’omicidio dell’ex compagna.«Il mio assistito è molto contento di essere tornato a casa con la famiglia - commenta l’avvocato difensore Gianluca Perricone -. Finché esiste una speranza di riesaminare questo caso siamo contenti. Adesso aspettiamo i 90 giorni per leggere le motivazioni». Il delitto di Antonia Bianco è noto come «l’omicidio dello spillone», anche se in realtà, dalle ricostruzioni degli inquirenti, la donna era stata uccisa quasi sicuramente con un coltellino svizzero di piccole dimensioni che Bianco, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia di San Donato, coordinate dal sostituto procuratore di Lodi Giampaolo Melchionna, avrebbe tenuto appeso a un grosso portachiavi e del quale, sempre secondo gli inquirenti, si sarebbe disfatto appena dopo l’omicidio.

Una lama così sottile, ma capace di bucare un ventricolo della donna uccidendola in pochi attimi, sotto gli occhi del figlio maggiore e della famiglia del suo ex. Antonia si accasciò sul marciapiede e arrivò già senza vita all’ospedale di San Donato Milanese. Il decesso viene scambiato per un malore. Solo le insistenti richieste della famiglia Bianco, che alla morte per cause naturali non hanno mai voluto credere, per sottoporre ad un esame più accurato il cadavere della donna, riuscirono a rivelare che la povera Antonia era stata proprio ammazzata.

Qualche giorno dopo il tragico episodio i medici notarono una piccola ferita proprio sotto l’ascella sinistra, causata da un oggetto appuntito che aveva perforato il pericardio. Il 13 febbraio di tre anni fa Antonia, italo argentina madre di tre figli, che viveva con la famiglia a Milano, si era recata a San Giuliano Milanese, sotto casa di Buono per discutere una questione riguardante il loro bimbo di 6 anni. Poi un diverbio violento, una colluttazione e la morte nel giro di pochi minuti.