San Giuliano (Milano), 5 gennaio 2018 - Si concentrano sulle frequentazioni della vittima le indagini della Procura di Lodi sulla morte di Cosimo Vincenzo Carino, l’imprenditore di 73 anni, trovato senza vita nella notte tra il 30 e il 31 dicembre a 200 metri dall’abbazia di Viboldone. Nelle ultime ore, i carabinieri di San Donato Milanese hanno ascoltato amici, familiari e conoscenti della vittima. L’obiettivo è riuscire a ricostruire le ultime ore di vita del 73enne. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, Carino aveva prestato qualche tempo fa dei soldi a qualcuno, ma la cifra non gli era mai stata restituita. Un dettaglio non da poco, perché la situazione economica dell’imprenditore negli ultimi mesi era diventata talmente complicata da creargli preoccupazioni costanti.

Per questo, i carabinieri non escludono che quella tragica notte Carino potrebbe essere arrivato a San Giuliano proprio per incontrare uno dei creditori, con cui potrebbe essere scattata una lite violenta, finita con un taglio alla carotide. L’altro elemento importante è la scomparsa dell’arma. Per il medico legale (che sul cadavere non ha trovato tracce di colluttazione) a provocare la ferita al collo sarebbe stata una lama affilata. Ma il coltello non si trova. E poi, anche ipotizzando che Carino si sia colpito all’esterno della macchina, gli inquirenti non ritengono possibile che abbia gettato la lama e avuto il tempo di salire sull’auto dove è poi morto. Per tutti questi motivi, la Procura di Lodi ha aperto il fascicolo per omicidio. "Con gli elementi che abbiamo acquisito è difficile credere all’ipotesi del suicidio", ha detto il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, che sulle indagini mantiene il più stretto riserbo. Il cadavere di Vincenzo Carino è stato segnalato da un passante alle 9 di domenica mattina. Era al posto di guida di un Mercedes Vito nero intestato a una sua società, ma non assicurato. La portiera chiusa, ma non a chiave, la testa leggermente piegata verso il posto del passeggero, e un taglio esteso e profondo alla gola.

I carabinieri di San Donato sono al lavoro per riuscire a ricostruire l’esatta dinamica. L’imprenditore era depresso, in difficoltà economiche, non aveva contatti con l’ex moglie né con i tre figli. Da almeno un anno non viveva più a Milano. Aveva ancora intestate tre società, tutte nel campo alimentare e del commercio. E poi, quella notte, Carino era uscito dalla casa di Gallarate, nel Varesotto, dove viveva da qualche tempo, senza neppure portarsi il telefonino. Un altro elemento non da poco per gli inquirenti.