Rozzano (Milano), 30 settembre 2017 - Una Fiat Cinquecento, rossa. Nel bagagliaio, materassini, coperte, tende da campeggio. Vestiti comodi, non c’è spazio per i vezzi. «No divas», si legge nell’annuncio per reclutare le componenti della missione. Quattro ragazze, tutte under 35, hanno deciso di partire a bordo della macchina simbolo dell’Italia, dalla Toscana, e raggiungere la loro terra, il Regno Unito. L’hanno chiamata Mission 500. Un po’ per l’auto, un po’ per l’obiettivo di salvare 500 uccelli in tre settimane di viaggio. Rossa, la 500, simbolo del pettirosso, il piccolo volatile preda dei bracconieri che lo fanno finire nella pentola insieme alla polenta.

Il viaggio, infatti, ha uno scopo: «Vigilare, sensibilizzare sulla caccia – spiegano le quattro ragazze, Fiona, Ruth, Annette e Olivia –. Vogliamo far capire come le pratiche dei cacciatori siano crudeli e illegali. Setacciare le aree protette e segnalare tutte le trappole illegali». Come gli archetti, che appendono a testa in giù gli esemplari e li condannano a una morte lunga e dolorosa. O le reti, che incastrano gli animali senza selezione. Ma le ragazze sono determinate: «Si tratta di milioni di animali uccisi ogni anno. Vogliamo fare di questa esperienza una campagna di sensibilizzazione di massa. Finito in Italia, andremo a setacciare boschi e campagne francesi, dove ogni anno vengono sterminati oltre 25 milioni di uccelli».

Ma prima tre giorni a Rozzano, nell’Oasi Smeraldino, guidata da Catia Acquaviva che ha accolto le giovani con entusiasmo: «Un’iniziativa stupenda, resa ancora più speciale dal fatto che siamo tutte donne». Girl power, dice Olivia. Il viaggio è iniziato a Barga, Lucca. Tante le tappe: dopo Rozzano, il lago di Iseo, poi Svizzera e Francia. Verso metà ottobre attraverseranno la Manica e arriveranno in Inghilterra, dove visiteranno altri punti caldi di bracconaggio. Infine, si torna a casa, nella contea di Cheshire, dopo aver battuto le zone a rischio. Senza paura il team rosa in missione per gli animali. E se chiedete alle giovani perché lo fanno, non esitano un attimo: «Perché possiamo. Perché ci importa. Perché in Europa si uccidono 102 milioni di uccelli illegalmente, inutilmente. Perché la persecuzione della fauna selvatica in nome della tradizione è patetica. Perché è importante, anche se questo significa girare zaino in spalla, dormire nei boschi, camminare per ore con il rischio che i bracconieri ci seguano. Noi migriamo con gli uccelli, per difenderli».