Rozzano (Milano), 9 febbraio 2018 - È stata assolta dall’accusa di tentato omicidio la donna che a novembre del 2016 puntò il coltello alla gola del figlioletto di 7 anni ferendolo. È stata giudicata non in grado di intendere e volere, però le hanno applicato la libertà vigilata per due anni. Entro trenta giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza.

La vicenda, avvenuta a Rozzano, risale al 18 novembre 2016, quando si sfiorò il dramma. L’ex compagno della donna, preoccupato per le minacce ricevute da lei, che durante alcune telefonate gli aveva detto che avrebbe ammazzo il figlio, allertò le forze dell’ordine. In pochi minuti sul posto arrivarono carabinieri e vigili del fuoco. Giunti all’appartamento che si trova al quarto piano di una palazzina, i militari tentarono di entrare in casa e, dopo aver bussato invano alla porta, decisero di fare intervenire i vigili del fuoco che con un’autoscala riuscirono ad introdursi nel locale cucina da una finestra. Una volta all’interno, vigili del fuoco e carabinieri trovarono sul letto mamma e figlio e fra loro un coltellaccio da cucina. I militari strapparono  il ragazzino dalle braccia della mamma e la disarmarono. Il piccolo rimase ferito con un taglio lieve al collo e venne portato al Pronto soccorso del San Paolo.

A giugno dello scorso anno la donna venne rinviata a giudizio al termine di un’udienza tenutasi presso la Quarta Sezione Penale del Tribunale di Milano, gup Stefania Donadeo. In seguito alla decisione presa  in composizione collegiale, per il rinvio a giudizio per tentato omicidio aggravato, la donna era stata allontanata dalla casa coniugale non potendosi avvicinare ad alcuni luoghi frequentati dal bimbo, quali la scuola e altri. «Ovviamente vi è stata una perizia e il consulente ha dichiarato che al momento del fatto era incapace di intendere e volere – spiega l’avvocato Anna D’Amato – Vi è una misura di sicurezza con obbligo di seguire le prescrizioni. Dinanzi ad una perizia abbiamo alzato le mani. Auspichiamo che la libertà vigilata possa comunque tutelare il minore che è il bene più prezioso».