Corsico, 13 agosto 2017 - «Je suis le prof. Pietro Marinelli». Quasi 300 like. Su Facebook chi difende il docente di diritto dell’Istituto Falcone–Righi si è stretto in un cerchio social per portare solidarietà al prof. La storia risale a fine maggio, quando una studentessa si era rivolta alla preside per denunciare un comportamento a suo avviso scorretto del professore che aveva criticato l’Islam. La vicenda, per come la racconta Marinelli, è andata così: «La studentessa non si è alzata al mio ingresso in classe, come fanno tutti, giustificandosi dicendo che il ramadan che stava seguendo la indeboliva – ricorda il docente –. Ho esternato il mio pensiero, sottolineando che l’Islam ha regole troppo dure da far rispettare, soprattutto nei mesi più caldi. Lei, da che era spossata, si è subito alzata e si è rivolta alla preside».

Le accuse, il prof, le rivolge anche alla dirigente scolastica Maria Vittoria Amantea, che «non ha neanche sentito cosa avevo da dire. Per questo mi sono rivolto al Tribunale del lavoro per ricorrere contro la decisione, già pagata, di decurtarmi una settimana di stimendio e di sospendermi». Quello che ha dato particolarmente fastidio a Marinelli è stato «un atteggiamento repressivo della libertà di pensiero. Come se l’Islam fosse incriticabile, inattaccabile. Ho fatto un contro-esposto nei confronti della ragazza e della madre». Anche se la ragazza è maggiorenne, la madre è stata tirata in causa «perché lei ha scritto la lettera. In Egitto si diventa maggiorenni a 21 anni, quindi non si sono adeguati alla normativa italiana, ma hanno fatto come fossero nel loro Paese. Sul piano penale voglio solo chiudere la vicenda, non intendo andare avanti. Su quello amministrativo, intendo difendere la libertà di tutti». 

La controversia rimane aperta, ma i messaggi di vicinanza al prof si moltiplicano. È intervenuto anche Magdi Allam che ha scritto un post in difesa di Marinelli, sottolineando che «abbiamo il diritto di dire la verità sull’Islam, se non lo facessimo saremmo responsabili del suicidio della nostra civiltà. Moriremmo dentro».