Corsico (Milano), 3 dicembre 2017 - Verranno discusse il 6 dicembre, nella sede dell’Agenzia delle entrate, le cinque cartelle esattoriali del valore complessivo di 280mila euro recapitate a Farmacie Corsichesi per mancati versamenti Iva, negli anni dal 2008 al 2012. Un periodo nero per la spa controllata dal Comune di Corsico finita nel centro di una bufera giudiziaria – non ancora conclusa – per via delle azioni e del duplice ruolo del suo direttore generale Carmelo Famà: oltre a essere dg nella partecipata pubblica era, anche, socio di una società che si occupava del trasporto e della vendita di farmaci.

Una posizione ambigua e incompatibile che, però, gli ha permesso di usare il magazzino e la contabilità delle farmacie corsichesi per trarne un «ingiusto profitto personale». Questo fino a quando, nel 2012, tutto è venuto alla luce del sole. Una scoperta amara per la società, per gli azionisti (i farmacisti di Corsico ) e per il Comune che con il 90% delle quote è quello su cui ricadono maggiormente le conseguenze economiche del comportamento del Famà. Per questo, negli ultimi giorni, tutti i dipendenti delle farmacie sono al lavoro per ricostruire i movimenti di carico e scarico dei farmaci in quel periodo e dare prova, anche all’Agenzia delle entrate, che quelle movimentazioni erano false e nessun farmaco è stato caricato nel magazzino corsichese.

«Se dopo il contraddittorio - spiega il direttore delle farmacie Carlo Vaghi nel corso di una commissione comunale congiunta - le cartelle dovranno essere pagate, come società proseguiremo per vie legali individuando lo strumento più idoneo per individuare eventuali altri responsabili della vicenda e ottenere il risarcimento del danno».

«Sarebbe interessante capire a quando risale l’origine di questo doppio ruolo del direttore generale e da quando gestiva transazione da centinaia di migliaia di euro pur avendo una delega ad agire fino a 20 mila euro - ha detto il consigliere Michele Valastro, promotore anche di una commissione d’inchiesta sulla vicenda -. Bisognava controllare meglio e bisogna proseguire perché questo danno non ricada sui cittadini».

Questo il bilancio provvisorio dei procedimenti giudiziari in corso: 869.891,26 euro chiesti come risarcimento per il pagamento di documentazione contabile falsa, 833.307, 77 euro la somma delle fatture già andate a sentenza (non tutte al terzo grado di giudizio) e 608.801 euro la somma incassata. «Non ci fermeremo e non patteggeremo», ha concluso Vaghi.