Corsico (Milano), 11 novembre 2017 - «La scuola deve essere sicura». Lo hanno gridato, lo hanno scritto sugli striscioni. Gli studenti dell’Istituto Falcone-Righi e del liceo Vico ieri mattina hanno manifestato davanti ai cancelli della scuola di viale Italia. Erano in oltre 600. I professori entravano a scuola: «Dobbiamo, ma li appoggiamo», dicevano sottovoce. La dirigente Maria Vittoria Amantea è uscita ad ascoltare dai suoi alunni le proteste, che condivide in pieno. È stata lei, la «preside coraggiosa», a chiamare giovedì i vigili del fuoco per un sopralluogo nell’edificio che ospita quasi 2.200 studenti e altre 300 persone tra docenti e personale. Era preoccupata per la sicurezza dei suoi alunni, costretti a fare lezione sotto l’acqua scesa dai soffitti per giorni. Dentro l’istituto ci sono nastri rossi e bianchi ovunque, a impedire l’accesso alle aule, ai corridoi, ai bagni. Pannelli staccati dal soffitto e secchi pieni fino all’orlo, con l’acqua che ancora scende nonostante il sole. Buio, nei corridoi, perché «abbiamo dovuto spegnere i quadri elettrici: troppo pericoloso», dice furiosa. «E meno male che siamo un’eccellenza», alza le spalle.

Era stato proprio il Falcone-Righi a essere eletto miglior istituto tecnico-economico della Città Metropolitana dall’osservatorio che dà i voti alle scuole, Eduscopio. Bel piazzamento anche per il liceo di scienze umane Vico, quello che con il tecnico condivide lo spazio dell’Omnicomprensivo. E i guai: nove aule chiuse dai pompieri, laboratori, bagni, scale. Persino l’unica attrezzata con l’elevatore per i disabili. «Meno male che avevamo tre aule vuote noi – dice la preside del Vico, Silvia Bassi - ma la situazione è tragica». La preside Amantea prosegue il giro, insieme al sindaco Filippo Errante che ha voluto presenziare alla manifestazione: «Questo polo è un’eccellenza grazie al duro lavoro dei docenti e degli studenti. Un lavoro penalizzato da una struttura che cade a pezzi. La Città Metropolitana deve intervenire. Scriverò subito al sindaco Sala e ai miei colleghi del territorio per un atto congiunto».

Una lettera è già stata inviata al prefetto. Intanto, quasi 200 studenti sono stati sfrattati dalle aule, costretti a fare lezione «nei laboratori, con i banchi inadatti e la paura che ci possa cadere in testa qualcosa», afferma Davide Ciocia, rappresentante d’istituto che vuole continuare a «protestare, finché non ci daranno una mano». Stesso spirito combattivo per la preside che rifiuta le risposte di Città Metropolitana: «Mi hanno persino detto che il personale Ata dovrebbe prendere le scope e salire sui tetti a spazzare l’acqua ogni mattina. Certo – ironizza amara – poi? Lo facciamo fare agli studenti? Un bel progetto di alternanza scuola-lavoro? Siamo arrivati all’assurdo». Oggi se ne parla in consiglio d’istituti. Ieri una delegazione di studenti ha incontrato i responsabili di Città Metropolitana: «Abbiamo chiesto chiarimenti e un intervento immediato – dicono i ragazzi –, intanto siamo riusciti a ottenere un colloquio con il responsabile all’edilizia scolastica. Lunedì ci faranno sapere. Noi non ci fermiamo: una scuola sicura è un nostro diritto».