Buccinasco (Milano), 4 ottobre 2017 - Rocco Papalia è ancora «socialmente pericoloso», ma non c’è la necessità di mandarlo in una casa-lavoro allontanandolo da Buccinasco. Il magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta della Procura di mandare Papalia in una casa-lavoro fuori dalla Lombardia, confermando però per lui la sorveglianza speciale.

Secondo il giudice, infatti, non sussiste la cosiddetta «abitualità nel delitto». Molti gli elementi che sono venuti fuori all’udienza con il boss della ‘ndrangheta di Buccinasco, scarcerato a maggio dopo 26 anni di detenzione, scontati per vari reati commessi dal 1973 al 1991, tra cui ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di armi, traffici di droga, l’omicidio del 1976 di Giuseppe De Rosa e quattro sequestri di persona per estorcere denaro, questi tutti commessi tra il 1977 e il 1979. Reati gravi e di «elevatissimo allarme sociale», scrive il magistrato, in particolare l’associazione a delinquere e i legami con le famiglie ‘ndranghetiste con cui il clan ha tessuto le reti dei traffici illeciti. Di rilievo anche il ruolo di Papalia nei sequestri di persona (tra cui quello di Augusto Rancilio, morto durante il sequestro). Sul 66enne, sottolinea il giudice, non pesa l’abitualità nel delitto, appunto, anche se mai ha preso le distanze dalle logiche mafiose del passato, non rinnegando i legami con la ‘ndrangheta o esprimendo segni di pentimento o pietà per le vittime. Anche per questo, il giudice ha confermato la pericolosità sociale e imposto la libertà vigilata.

Rimangono i divieti di allontanarsi da Buccinasco, l’obbligo di domicilio dalle 21 alle 7 nella sua villetta in via Nearco e il divieto di frequentare pregiudicati. In futuro, per legge, come spiegano i difensori di Papalia, ci sarà una rivalutazione del percorso e un nuovo accertamento della pericolosità. Nato a Platì, Papalia dalla Calabria era salito al Nord con i fratelli Domenico e Antonio negli anni Settanta. Insieme, avevano formato alle porte di Milano, a Buccinasco, dove avevano deciso di venire a portare gli affari del Sud, una roccaforte della ‘ndrangheta. Insieme, negli anni, hanno programmato sequestri e messo le mani sui traffici di droga, piantando le radici nell’hinterland di Milano. Fino al 1993, quando con l’operazione NordSud viene sgominato il clan Sergi-Papalia. Per i fratelli Antonio e Domenico la condanna era stata massima: ergastolo. Rocco era finito prima nel carcere di Cagliari, poi trasferito a Secondigliano. Infine la scarcerazione e il ritorno a Buccinasco, per anni tristemente nota come «la Platì del Nord»