Buccinasco (Milano), 20 aprile 2017 - Sono 550 metri. Da via Fratelli Rosselli a via dei Mille. È il 1988, il boss Antonio Papalia parte dalla sua villa (quella confiscata, dove ora c’è la Croce Rossa) e arriva in via dei Mille al 10, dove c’è il Lyons Bar. Lì trova Giuseppe Morabito, tiradrittu, capo clan di Africo, Reggio Calabria. Da una macchina scende Antonio Pelle: gambazza, anche lui calabrese, di San Luca. Anche lui boss della ‘ndrangheta. Prendono posto ai tavolini. All’epoca, il gestore di ora, Giuseppe Violi, aveva 9 anni. I leoni dell’insegna già c’erano e diventano il simbolo del luogo di ritrovo dei capi mafia che dalla Calabria hanno portato gli affari sporchi nell’hinterland milanese. In quegli anni il Lyons diventa l’ufficio delle ‘ndrine. Poi, le brutte frequentazioni sono costate a Violi la chiusura della serranda due volte negli ultimi 4 anni. Provvedimenti del questore proprio per i personaggi che passavano dal locale. Non solo Papalia, i cognomi che escono dalle carte delle inchieste sono delle famiglie che hanno fatto di Buccinasco la Platì del Nord: Perre, Parisi, Agresta, Trimboli. Si trovavano lì, sotto l’insegna coi leoni. Un simbolo, che il proprietario vuole ora cancellare per sempre dalla storia, buia, nera, di Buccinasco. «Già dobbiamo combattere con la crisi, così perdo altro lavoro. Se può cambiare le cose, l’insegna la tolgo, ho chiesto i preventivi, farò questa spesa. Ho due bambine, se mi chiudono il bar che vado a fare?», racconta Violi che sta dietro al bancone coi genitori e altri parenti: tutti danno una mano. Cade così il simbolo, la roccaforte della ‘ndrangheta di Buccinasco. Diventerà il Caffè dell’angolo. Diventerà magari un posto diverso, con una storia lunga 30 anni (prima era la latteria del paese), dove le quattro mura racchiudono i dialoghi tra i boss, parole come sequestro, droga, armi, omicidi. Se il passato è nero, Violi, col sostegno e l’incoraggiamento della famiglia, vuole cambiare il futuro: «Ho già messo le telecamere». Ha incontrato il vicesindaco Rino Pruiti, che parla di «vittoria delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Apprezziamo la decisione: non vogliamo più vedere locali chiusi perché mal frequentati». Stesso pensiero di Violi: «Neanche io voglio brutta gente nel mio bar, voglio cambiare le cose». Le cose sono cambiate un chilometro più avanti, in piazza San Biagio. Anche qui l’insegna di un bar: dove prima c’era il Ritual di Serafina Papalia, costretta a chiudere per «concrete connessioni con la criminalità organizzata», si leggeva sul decreto del prefetto, ora c’è un altro nome: un devoto Ecclesia Cafè. Anche la proprietà è cambiata: ora a guidare il locale c’è il 22enne Marco Corasaniti. Risiede a Davoli, 5mila anime, in provincia di Catanzaro. 1.200 chilometri da Buccinasco.