Buccinasco (Milano), 24 luglio 2017 - Sul tavolo, nel piccolo cortile della villetta in via Nearco al 6, c’era riso speziato, couscous e carni arrostite. A preparare il banchetto ci hanno pensato i ragazzi di Villa Amantea, il gruppo che si occupa dei minori profughi ospiti tra Buccinasco e Trezzano. Sono i 16enni arrivati con i barconi che dopo la traversata stanno imparando l’italiano e un mestiere. Indossano il grembiule e si mettono dietro i fornelli, nella speranza che qualche ristoratore possa aprirgli le porte della cucina.

L'occasione per dimostrare quello che vogliono fare in questa seconda vita, è stato il Festival dell’impegno civile, un viaggio organizzato dalle Terre di don Peppe Diana e Libera tra i beni confiscati alla criminalità organizzata in Campania. Hanno fatto tappa eccezionalmente anche a Buccinasco, qui dove l’odore della ’ndrangheta appesantisce ancora l’aria, qui dove ci si prova in tutti i modi a togliersi di dosso l’etichetta insopportabile di Platì del Nord. Ci hanno provato sabato sera, proprio lì, nella parte confiscata della villetta del boss Rocco Papalia. Nella stessa casa, divisa da un muro sottile, ci vive ancora lui con la moglie, da quando è stato scarcerato. Durante la serata, Papalia ha messo fuori la testa per pochi minuti, a osservare il viavai di tutta quella gente che si è ritrovata, proprio lì, a parlare di ’ndrangheta. Le associazioni antimafia hanno organizzato un evento tra cibo, proiezioni e musica, con i DescargaLab che hanno cantato il repertorio impegnato di Pino Daniele. Un ponte tra Buccinasco e Caserta, per parlare di mafia, con gli interventi in diretta dei ragazzi campani e di Ciro Corona di Restistenza di Scampia. A fine serata, di parole ne sono state dette tante. Ma le più belle arrivano da uno dei ragazzi ospiti. «In questo mondo ci sono tante cose orribili. Ma se stiamo insieme, sembrano meno brutte».